Pensioni, quota 100: tutti in fuga finché si può, triplicate le uscite nel 2019

Sono 150.000 i lavoratori che sono andati in pensione con Quota 100 nel 2019, due terzi in più rispetto al 2018. In arrivo la riforma sulle pensioni per frenare la fuga dal lavoro.

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Sono 150.000 i lavoratori che sono andati in pensione con Quota 100 nel 2019, due terzi in più rispetto al 2018. In arrivo la riforma sulle pensioni per frenare la fuga dal lavoro.

Proseguirà anche quest’anno la fuga verso la pensione dei dipendenti pubblici e privati. Quota 100 ha assicurato un’ottima opportunità per lasciare il lavoro in anticipo rispetto ai requisiti previsti dalla riforma Fornero che impediscono di ritirarsi prima dei 67 anni di età.

Dati alla mano, nel 2019 hanno lasciato il lavoro con Quota 100 150 mila lavoratori, così divisi: 42 mila nel pubblico, 74 mila nel privato e 33 mila tra gli autonomi. In media chi si è ritirato con 62 anni di età e 38 di contributi gode di una pensione che sfiora i 2.000 euro mensili considerando che la liquidazione è stata fatta con sistema retributivo o misto. Solo i pensionamenti anticipati previsti da Opzione Donna hanno visto una penalizzazione degli assegni essendo la pensione calcolata esclusivamente con sistema contributivo.

150.000 lavoratori in pensione con quota 100 nel 2019

E la fuga verso la pensione proseguirà anche quest’anno, soprattutto nel timore che Quota 100 terminerà nel 2021 e non sarà prorogata. Come noto, la riforma fortemente voluta dalla Lega è oggetto di discussione e revisione da parte del governo Conte che punta a cambiarla per evitare lo scalone nel 2022, mentre per Salvini sarebbe sufficiente superare lo scoglio prorogando Quota 100 anche per gli anni successivi. E’ quindi una questione più politica che tecnica. Conti Inps alla mano, benchè la spesa pensionistica vada crescendo, il sistema resta sostenibile – ha precisato Pasquale Tridico, presidente dell’Inps ascoltato in audizione parlamentare. Per cui non c’è nulla da temere se anche per il 2020 e 2021 si assisterà a una fuga di lavoratori verso la pensione anticipata coi requisiti previsti da Quota 100.

Preoccupazione per le pensioni future

Preoccupazioni, semmai, giungono da Tridico riguardo alle pensioni future dei giovani di oggi o di chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 (riforma Dini) iniziando a versare contributi che verranno liquidati con sistema di calcolo puramente contributivo e che non consentiranno di godere di una pensione dignitosa.

In prospettiva si parla infatti del 60% della retribuzione media percepita nell’arco della vita lavorativa. Se poi uno ha svolto attività lavorative discontinue o part time, l’assegno si ridurrà drasticamente. Ecco quindi che occorre – dice Tridico – fare in modo che il legislatore contempli questo scenario salvaguardando le generazioni presenti e future. Occorre pertanto attuare una riforma del sistema pensionistico a sostegno degli assegni, anche ricorrendo a forme pensionistiche complementari o integrative che finora non hanno avuto grande eco nel sistema previdenziale italiano, a differenza di quanto accade all’estero.

La riforma delle pensioni

A breve il governo inizierà a definire il piano di lavoro per riformare il sistema pensionistico. Il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha convocato le parti sociali per il 27 gennaio con l’intenzione di attivare un confronto su come superare lo scalo di quota 100 dopo il 2021 e quali misure introdurre per tutelare gli assegni dei giovani lavoratori. Tridico suggerisce di introdurre un sistema flessibile a punti che tenga conto dei lavori usuranti e gravosi per consentire il pensionamento anticipato. Ma allo stesso tempo bisogna considerare le risorse finanziarie disponibili che sono poche e oggi come oggi la coperta appare corta. L’Italia è uno dei Paesi che spende di più al mondo per le pensioni e l’OCSE ha ammonito il governo a muoversi per mettere un freno alla spesa pubblica che ha raggiunto il 16% del Pil. Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, è necessario che l’Italia abolisca il sistema dei pensionamenti anticipati (quota 100) e allunghi il requisito dell’età pensionabile. Poiché le speranze di vita media si sono allungate, secondo l’OCSE, è necessario che il sistema pensionistico si adegui e che quindi l’Italia rispetti la riforma Fornero introdotta nel 2012. Qualora si intervenisse per anticipare l’uscita dei lavoratori dal mondo del lavoro, si creerebbe uno squilibrio fra entrate e uscite dell’Inps (i conti sono già sotto pressione) tali da non poter più garantire le pensioni future dei giovani lavoratori di oggi.

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