Pensioni: Quota 100 ha fatto flop, ora Salvini deve spiegare cosa non ha funzionato

Quota 100 non ha dato i risultati sperati. Ci si attendeva 1 milione di pensionati, ma ne sono arrivati meno di 380 mila in tre anni. Nei dati Inps tutte i motivi del fiasco.

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Quota 100, il cavallo di battaglia della Lega per la riforma pensioni del 2018, ha fatto flop. L’esperimento durato dal 2019 al 2021 e che costerà fino al 2025 oltre 23 miliardi di euro non ha dato i risultati attesi.

Le previsioni erano di 1 milione di uscite anticipate in tre anni con Quota 100 e altrettante assunzioni di giovani lavoratori. Ma non è andata esattamente come sperato dal leader della Lega Matteo Salvini. A certificarlo sono i sorprendenti  dati Inps snocciolati all’Ufficio Parlamentare di Bilancio.

Pensioni, Quota 100 ha fatto flop

Secondo le risultanze dell’ente previdenziale, le pensioni liquidate con i requisiti previsti da Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) sono state meno di 380 mila. Numeri che potrebbero salire fino a 450 mila se nel frattempo anche altri aventi diritto maturato fino al 2021 presenteranno domanda.

In ogni caso, siamo molto lontani dalle previsioni tanto strombazzate dalla Lega durante il primo governo giallo – verde targato Giuseppe Conte. Quella Lega per stare al governo insieme al Movimento 5 Stelle ha dovuto ingoiare la pillola amara del reddito di cittadinanza. Due riforme che complessivamente non hanno dato i risultati attesi.

Quota 100 è infatti servita solo ai lavoratori dipendenti, soprattutto quelli appartenenti alla pubblica amministrazione dove le donne hanno superato gli uomini per il 55,3% del totale. Mentre nel settore del lavoro autonomo e della libera professione, Quota 100 ha soddisfatto solo il 20% delle richieste totali.

Cosa non ha funzionato

Le ragioni del flop sono riconducibili sostanzialmente a motivi economici. I lavoratori vogliono andare in pensione prima rispetto alle regole Fornero, ma con una rendita dignitosa. Ma uscendo a 62 anni di età  si subisce una penalizzazione che l’Inps quantifica mediamente nel 5,2% per ogni 12 medi di anticipo rispetto ai 67 della vecchiaia.

Una penalizzazione che può essere ammortizzata solo dagli statali che con Quota 100 si sono visti liquidare la pensione con assegni medi da 2.161 euro al mese. Mentre agli autonomi sono arrivati solo 1.376 euro al mese.

Numeri a parte, lo Stato si è indebitato da qui al 2025 per altri 23,7 miliardi di euro con Quota 100 e c’è da chiedersi se fare una riforma del genere, alla fine dei conti, sia stato proficuo. In ogni caso ci si domanda soprattutto se tale flop non fosse prevedibile.

A dare le dovute spiegazioni dovrà a questo punto essere Salvini, recentemente tornato alla carica contro le regole Fornero e per proporre come riforma pensioni Quota 41.

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