Pensioni: quota 100 ad esaurimento, l’allarme scalone per chi non ce la fa

La pensione anticipata con quota 100 è destinata a sparire nel 2022. La beffa per chi non rientra nei requisiti sarà di aspettare a lungo. Le alternative allo studio per superare lo scalone.

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La pensione anticipata con quota 100 è destinata a sparire nel 2022. La beffa per chi non rientra nei requisiti sarà di aspettare a lungo. Le alternative allo studio per superare lo scalone.

Quota 100 ha i mesi contati. Il diritto alla pensione anticipata con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi terminerà il 31 dicembre 2021, cioè fra circa due anni. La riforma introdotta dal governo M5S-Lega non sembra per ora aver trovato il gradimento politico necessario per poter essere prorogata nei tempi.

Così, a partire dal 1 gennaio 2022, in assenza di interventi da parte del legislatore, bisognerà considerare i requisiti previsti dalla legge Fornero.

La preoccupazione è grande, soprattutto per coloro che inizieranno a maturare i requisiti necessari per quota 100 appena dopo la sua scadenza. Costoro si ritroverebbero a dover fare i conti con uno scalone di cinque o sei anni per poter beneficiare del diritto alla pensione, il che appare alquanto ingiusto. Per questo motivo il senatore Tommaso Nannicini (PD) sta portando avanti un progetto di riforma in discussione in Parlamento sotto la voce “misure urgenti per la flessibilità e l’equità intergenerazionale del sistema previdenziale ”collegato alla manovra di bilancio per il 2020”.

Il superamento dello scalone con quota 92

Si parla, infatti, di pensioni con quota 92, cioè con 62 anni di età e 30 anni di contributi per accedere alla pensione anticipata. L’ipotesi prende in esame, non solo i possibili aventi diritto per a partire dal 2022 quando scade quota 100, ma anche le generazioni dei giovani d’oggi che faticano ad avere un curriculum previdenziale tale da potersi garantire un’uscita dignitosa dal mondo del lavoro. Resterebbe fermo l’obbligo di accedere alla pensione secondo il sistema di calcolo contributivo.

Mancano le risorse economiche

La misura vede però uno scoglio difficile da superare, vale a dire quello delle risorse economiche da stanziare per dare a tutti la possibilità di uscire prima dal mondo del lavoro. Si parla di 15-16 miliardi di euro a regime. E poiché la spesa previdenziale in Italia è già in aumento, il rischio è che si possa incorrere in una bocciatura da parte delle Ue qualora le finanze pubbliche fossero messe troppo sotto pressione in uno scenario di crescita economica a zero. Mancano comunque ancora due anni alla scadenza di quota 100 e non è escluso che se lo scalone non venisse superato con questa legge di bilancio, possa essere fatto con la prossima.

In ogni caso sarà necessario provvedere.

Lo scalino di opzione donna

Diversa la riforma che interesserebbe la pensione anticipata per opzione donna. Nel disegno di legge in discussione in Parlamento verrebbe affrontato anche questo regime sperimentale che prevede la possibilità alle donne di accedere alla pensione con regime di calcolo contributivo nel rispetto di determinati requisiti. Nannicini propone di continuare con la sperimentazione fino al 31 dicembre 2021, quando scadrà insieme a “quota 100”, per poi procedere dal 2022 a un graduale allineamento con la riforma che prevede per le lavoratrici l’accesso alla pensione anticipata al raggiungimento dei 62 anni di età. Più nel dettaglio, fino al 31 dicembre 2021 si lascerebbe la facoltà di uscita a 57 anni di età (58 per le lavoratrici autonome) per le donne che contestualmente hanno completato 35 anni di contributi. A cominciare dal 2022, però, il requisito anagrafico dovrebbe salire di 12 mesi all’anno fino al raggiungimento di 62 anni nel 2026.

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