Pensioni: per salvare gli assegni servono 250 milioni di immigrati entro il 2060

Saranno gli immigrati stranieri a salvare le nostre pensioni? Ecco il dossier degli economisti destinato ad alimentare le polemiche

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Saranno gli immigrati stranieri a salvare le nostre pensioni? Ecco il dossier degli economisti destinato ad alimentare le polemiche

Pensioni e immigrati: sono tra i due argomenti di attualità e fisco più discussi delle ultime settimane. E se fossero collegati? L’economia dei grandi numeri non ha numeri, aldilà del buonismo o del razzismo, i rifugiati servono per salvare le pensioni. Ecco spiegato il perché in modo semplice e senza entrare negli aspetti troppo tecnici di questa teoria. Secondo gli economisti non basterà, come ha fatto la Germania, aprire le porte a 800 mila rifugiati. Leonid Bershidsky ha stimato infatti che, per salvare le pensioni delle generazioni future, l’Europa avrebbe bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020 e di più di 250 milioni di europei in più nel 2060. Europei si, ma il problema è che gli europei di oggi non fanno figli, gli immigrati si. Oggi mediamente, secondo quanto conferma un rapporto della Ue, in Europa per ogni pensionato ci sono quattro persone in età lavorativa (ovvero tra i 15 e i 64 anni). I numeri variano poi di Stato in Stato. Per quanto riguarda nello specifico la situazione italiana nel 2050, proseguendo con questo ritmo, saranno in circa 20 milioni i beneficiari dell’assegno Inps, a fronte di 38 milioni di persone in età per lavorare. Insomma come a dire: pochi lavoratori per troppi pensionati.   Come risolvere il problema? Le alternative sono tre: tagliare le pensioni, aumentare le trattenute in busta paga o incrementare il numero di contribuenti. E qui subentrano gli immigrati. Il confronto tra le percentuali di lavoratori con stipendio fisso è significativo: 67 per cento della popolazione italiana e 72 per cento tra immigrati africani e asiatici. Dire che hanno rubato il lavoro agli italiani sarebbe semplicistico e riduttivo e anche parzialmente scorretto visto che è proprio nei settori in declino e bisognosi di manodopera che si concentra l’occupazione degli stranieri. Al governo Renzi, a conti fatti, arrivano quasi 7 miliardi di euro in tasse dagli immigrati per lavori che, in molti casi, gli italiani non farebbero. Questa l’analisi del rapporto costi-benefici dell’immigrazione per l’Italia che è emerso dal report della Fondazione Leone Moressa: gli stranieri “ci costano” per il welfare nazionale quasi 4 miliardi di euro quindi l’ago della bilancia continua a pendere a favore del loro ingresso. Non solo: uno straniero in Lombardia dichiara più di un italiano in Calabria. Jean-Cristophe Dumont, alla guida del dipartimento dell’Ocse che si occupa specificamente di immigrazione, ha commentato i dati confermando che “il contributo degli immigrati all’economia è superiore a quanto essi ricevono a titolo di prestazioni sociali o di spesa pubblica”.

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Argomenti: News pensioni