Pensioni d’oro: legittimo il contributo di solidarietà, ma solo per 3 anni

Per la Corte Costituzionale il prelievo sulle pensioni d’oro è legittimo solo per tre anni. Salvi i trattamenti oltre 100.000 euro all’anno.

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Per la Corte Costituzionale il prelievo sulle pensioni d’oro è legittimo solo per tre anni. Salvi i trattamenti oltre 100.000 euro all’anno.

La casta dei beneficiari delle pensioni d’oro in Italia può dormire sonni tranquilli. La Corte Costituzionale ha legittimato il contributo di solidarietà sugli assegni solo per tre anni. Oltre tale periodo, ogni prelievo è da considerarsi anti costituzionale.

“Il contributo di solidarietà, per il perseguimento degli obiettivi triennali interni al sistema pensionistico, non viola i principi di ragionevolezza e proporzionalità e risulta costituzionalmente tollerabile in quanto opera secondo un criterio di progressività e fa comunque salvo il trattamento minimo di 100.000 euro lordi annui”.

Così i supremi giudici della Corte Costituzionale che hanno ritenuto tuttavia irragionevole per sproporzione la durata quinquennale del prelievo. Tale durata è eccessiva rispetto all’ordinaria proiezione triennale del bilancio di previsione dello Stato e all’estensione nel tempo degli obiettivi perseguiti dalla misura. Oltre che disallineata rispetto al limite temporale dell’intervento limitativo della perequazione, pur disposto nella medesima legge di bilancio.

Legittimo raffreddare la rivalutazione automatica delle pensioni d’oro

Il legislatore può “raffreddare” la rivalutazione automatica delle pensioni di elevato importo e imporre a carico delle stesse un prelievo di solidarietà. A condizione che osservi i principi costituzionali di ragionevolezza e proporzionalità, anche in ordine alla durata della misura.

È quanto ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza appena depositata (relatore Stefano Petitti). I giudici hanno deciso sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Milano e da alcune sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei Conti. Materia del dibattito riguardava le misure di contenimento della spesa previdenziale disposte dalla legge di bilancio 2019 a carico delle pensioni di elevato importo. Le così dette pensioni d’oro.

La Corte ha dichiarato non fondate le questioni a proposito del “raffreddamento” triennale della rivalutazione automatica e, viceversa, le ha accolte limitatamente alla durata quinquennale del contributo di solidarietà.

Le motivazioni

Secondo la Corte, la misura limitativa della rivalutazione automatica, finalizzata dal legislatore al perseguimento di obiettivi interni al sistema previdenziale aventi un orizzonte triennale (finanziamento della “quota 100”), non viola i principi di ragionevolezza e proporzionalità. Poiché comunque garantisce un – seppur parziale, ma non simbolico – recupero dell’inflazione anche alle pensioni di maggiore consistenza.

Riguardo al contributo di solidarietà, la Corte ha osservato che questa misura, diretta al perseguimento dei già menzionati obiettivi triennali interni al sistema pensionistico, non viola i principi di ragionevolezza e proporzionalità. Essa risulta costituzionalmente tollerabile in quanto opera secondo un criterio di progressività. E fa comunque salvo il trattamento minimo di 100.000 euro lordi annui.

La Corte Costituzionale ha ritenuto tuttavia irragionevole per sproporzione la durata quinquennale del prelievo. Tale durata è eccessiva rispetto all’ordinaria proiezione triennale del bilancio di previsione dello Stato e all’estensione nel tempo degli obiettivi perseguiti dalla misura, oltre che disallineata rispetto al limite temporale dell’intervento limitativo della perequazione, pur disposto nella medesima legge di bilancio.

Il contributo di solidarietà per le pensioni d’oro

Come funziona il prelievo sulle pensioni d’oro? Il governo è intervenuto a più riprese per cercare di mitigare l’ampia divergenza sociale introducendo il cosi detto contributo di solidarietà. Dal 2011 le pensioni d’oro sono colpite con una trattenuta percentuale che è cresciuta nel tempo. Oggi la legge prevede fino al 2023 un taglio così strutturato:

  • 15% per le quote tra i 100.160,01 e 130.208 euro annui;
  • 25% per le quote tra i 130.208,01 e 200.320 euro annui;
  • 30% per le quote tra i 200.320,01 e 350.560 euro annui;
  • 35% per le quote tra 350.560,01 e 500.800,00 euro annui;
  • 40% per le quote superiore ai 500.800 euro annui.

Salva la casta dei pensionati d’oro

Vale la pena osservare che nella prima fascia, quella compresa fra 100.160 e 130.208 euro sono comprese meno della metà delle pensioni d’oro. Si tratta infatti di assegni che vanno da 7.600 a 10.000 euro al mese. E più si sale con gli importi, meno pensionati d’oro troviamo.

Il grosso delle pensioni d’oro si trova infatti al di sotto dei 100.000 euro annui. Per cui, il contributo di solidarietà, così come è stato concepito e applicato è solo uno specchietto per le allodole che non colpisce quasi nessuno.

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