Pensioni, oltre a Quota 100 ecco spuntare altri addii ufficiali!

A meno che non spuntino fuori nuove proroghe, per le pensioni si dovrà dire addio ad altre due misure, non solo Quota 100.

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A meno che non spuntino fuori nuove proroghe, per le pensioni si dovrà dire addio ad altre due misure, non solo Quota 100. Nel 2022, rischiano di sparire altre due soluzioni di prepensionamento: Ape Sociale e Opzione Donna.

Insomma, dal 1° gennaio 2022 si rischia una fuoriuscita dal lavoro decisamente meno flessibile rispetto ad oggi.

Attualmente, esistono opzioni che consentono di andare in pensione a 62 anni ma con Quota 100 questa possibilità include una platea molto più ampia di beneficiari. Negli ultimi 3 anni (periodo sperimentale), hanno avuto accesso a Quota 100 ben 300mila lavoratori.

Pensioni, non solo Quota 100: ecco cos’altro potrebbe sparire

Ad oggi, il tanto atteso incontro tra Governo e sindacati non c’è stato. Quali sono le intenzioni del Governo Draghi riguardo alla Riforma Pensioni? Mistero. L’unica cosa certa, per ora, è che Quota 100 non verrà rinnovata nel 2022.

I sindacati hanno parlato chiaro: puntano su una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età e ad una Quota 41 per tutti (resta da chiarire e da decidere se con penalizzazioni in uscita o senza).

Il Governo Draghi non si è pronunciato neanche sulle altre due misure in scadenza al 31 dicembre 2021: Ape Sociale e Opzione Donna. Per molti, è scontato pensare che la proroga per queste due misure arriverà ma su carta di certo non c’è nulla.

L’Ape Sociale verrà prorogata al 2022?

L’Ape Sociale, introdotta dal Governo Renzi, è un anticipo pensionistico, non una pensione vera e propria. E’ una misura di flessibilità pensata per tutelare le categorie fragili.

Per anticipo pensionistico si intende un accompagnamento alla pensione, un sostegno economico in favore di chi smette di lavorare pur non avendo ancora maturato il requisito per accedere alla pensione.

Chi accede a questa misura ha diritto ad un’indennità sostitutiva riconosciuta per tutto il periodo necessario al raggiungimento del diritto alla pensione. L’indennità è a carico dello Stato, viene finanziata attraverso un prestito con una banca e non prevede penalizzazioni per il beneficiario.

I requisiti per accedere sono: almeno 63 anni di età e 30 anni di contributi maturati, tranne che per i lavoratori usuranti o gravosi per i quali si richiedono 36 anni di contribuzione.

L’Ape Sociale spetta soltanto a disoccupati, invalidi civili (con almeno il 74% di invalidità), addetti a mansioni gravose e usuranti, caregiver che assistono familiari con grave disabilità.

E’ una misura che tutela categorie fragili condivisa da tutte le forze politiche e dal ministro del Lavoro Andrea Orlando. Questa misura potrebbe essere prorogata: i sindacati hanno proposto di renderla strutturale.

Opzione Donna diventerà strutturale?

A differenza dell’Ape Sociale, Opzione Donna prevede una penalizzazione per le lavoratrici in uscita e si ripaga da sola.

E’ una misura riservata alle lavoratrici che, entro il 31 dicembre 2020, maturano i seguenti requisiti:

– 58 anni di età con 35 anni di contributi per le lavoratrici dipendenti;

– 59 anni di età con 25 anni di contributi per le lavoratrici autonome.

Per accedere all’Opzione Donna, la lavoratrice accetta un ricalcolo contributivo della pensione. Ciò prevede una penalizzazione, quindi è la lavoratrice a farsi carico del prepensionamento.

Verrà prorogata? Forse, ma difficilmente diventerà strutturale.

 

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