Pensioni: niente aumenti nel 2021, non è colpa del virus

Nessun aumento delle pensioni nel 2021, ma è in arrivo un piccolo conguaglio a credito. In Gazzetta Ufficiale il provvedimento del governo.

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Nessun aumento delle pensioni nel 2021, ma è in arrivo un piccolo conguaglio a credito. In Gazzetta Ufficiale il provvedimento del governo.

Da gennaio 2021 i pensionati percepiranno più soldi di pensione in base all’aumento del costo della vita. Tutti i dettagli e gli importi previsti

Niente aumenti sulle pensioni nel 2021. Il governo ha firmato il decreto interministeriale che prevede che gli assegni pensionistici subiranno una variazione pari a “zero” a partire dal 1 gennaio.

Come ogni anno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in occasione della revisione degli indici dei prezzi al consumo, rivaluta le pensioni (perequazione automatica). Per il 2021 è stato registrato un tasso previsionale di inflazione negativo, pari a -0,3%. Di conseguenza le pensioni non aumenteranno. In teoria dovrebbero addirittura scendere, ma per legge non possono essere rivalutate in senso negativo.

Niente aumenti sulle pensioni nel 2021

Il provvedimento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 292 del 24 novembre 2020 e recita testualmente che:

la variazione percentuale verificatasi negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, senza  tabacchi,  tra il periodo gennaio-dicembre 2019 ed il periodo gennaio-dicembre  2020 e’ risultata pari a – 0,3 ipotizzando, in via provvisoria, per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 una variazione dell’indice  pari rispettivamente a + 0,1; 0,0 e + 0,2.

I conguagli per il 2020

Lo stesso decreto interministeriale prevede anche un aggiustamento degli importi erogati nel corso del 2020. Gli aumenti dello scorso anno sono stati concessi in via provvisoria nella misura dello 0,4%, ma il Mef ha oggi rilevato uno scostamento dello 0,5%. Come rileva l’Istat:

la variazione percentuale verificatasi negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, senza  tabacchi,  tra il periodo gennaio-dicembre 2018 ed il periodo gennaio-dicembre  2019 è risultata pari a + 0,5.

Pertanto le pensioni subiranno un conguaglio a credito dello 0,1% con l’attribuzione nel mese di gennaio 2021 di una tantum.

Conguaglio che andrà a recuperare la minore indicizzazione concessa provvisoriamente ad inizio anno rispetto al dato definitivo appena certificato (0,5% contro lo 0,4% per l’appunto).

La rivalutazione delle pensioni

Sul tema della rivalutazione delle pensioni i sindacati hanno chiesto più volte al governo di intervenire per tutelare le fasce più deboli e quindi innalzare il valore dell’assegno. Alla Camera sono infatti in discussione alcuni emendamenti al capitolo previdenza per innalzare il livello delle rivalutazioni delle pensioni più basse estendendo la platea dei beneficiari fino a coloro che percepiscono cinque volte il trattamento minimo (fino a 2.500 euro mensili di pensione). Attualmente a questa fascia è riconosciuta una rivalutazione del 77% dell’assegno e potrebbe essere aumentata. Tutto dipenderà dalle risorse economiche disponibili. Il governo punta a utilizzare i soldi derivanti dai risparmi preventivati dai pensionamenti con quota 100 così da non gravare ulteriormente sulla spesa pensionistica.

Le face di rivalutazione delle pensioni

Secondo la legge attuale, sono rivalutate pienamente dello 0,40% solo quei trattamenti che non supera le quattro volte l’importo del trattamento minimo, mentre per gli assegni più alti la rivalutazione avviene secondo le seguenti percentuali:

  • 77% fra quattro e cinque volte il minimo: adeguamento allo 0,308%;
  • 52% fra cinque e sei volte il minimo: adeguamento allo 0,208%;
  • 47% fra sei e sette volte il minimo: adeguamento allo 0,1%;
  • 45% fino a 4566 euro (nove volte il minimo);
  • 40% per trattamenti d’importo superiore.
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