Pensioni minime, niente aumenti per il 2021

Niente aumenti sulle pensioni integrate minimo. Nel 2021 l’importo dell’assegno non cambierà.

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Niente aumenti sulle pensioni integrate minimo. Nel 2021 l’importo dell’assegno non cambierà.

Niente aumenti sui trattamenti minimi delle pensioni 2021. Come ogni anno, gli assegni pensionistici, non solo quelli integrati al minimo, vengono rivalutati in base al costo della vita calcolato dall’Istat.

Negli ultimi anni, però, causa la bassa variazione dei prezzi al consumo, anche le pensioni hanno subito variazioni poco significative. Il che ha prodotto incrementi molto bassi anche per i beneficiari dei trattamenti minimi che avrebbero bisogno di maggior tutela.

Come ogni anno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in occasione della revisione degli indici dei prezzi al consumo, rivaluta le pensioni (perequazione automatica). Per il 2021 è stato registrato un tasso previsionale di inflazione negativo, pari a -0,3%. Di conseguenza le prestazioni non aumenteranno. In teoria dovrebbero addirittura scendere, ma per legge non possono essere rivalutate in senso negativo.

Niente aumenti sulle pensioni minime nel 2021

Il provvedimento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 292 del 24 novembre 2020 e recita testualmente che:

la variazione percentuale verificatasi negli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, senza  tabacchi,  tra il periodo gennaio-dicembre 2019 ed il periodo gennaio-dicembre  2020 è risultata pari a – 0,3 ipotizzando, in via provvisoria, per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 una variazione dell’indice  pari rispettivamente a + 0,1; 0,0 e + 0,2.

Poiché la misura della pensione minima Inps è di 515,58 euro al mese per il 2020, si può ragionevolmente ipotizzare che nel 2021 l’importo sarà uguale. Cifra che se rapportata all’intero anno dà come risultato un assegno pensionistico di 6,702,54 euro circa per tredici mensilità. Pensione molto bassa se per un cittadino questa rappresenta l’unica fonte di reddito. Ma cosa è esattamente la pensione minima?

Pensioni minime e requisiti

Si tratta di una pensione calcolata in base ai contributi versati.

E’ quindi liquidata nel rispetto dei requisiti di legge, ma che per sua natura non produce un assegno pensionistico superiore al minimo vitale stabilito dalla legge.

Pertanto viene integrata al “minimo” (vitale) dall’Inps.

Non tutti però possono beneficiare dell’integrazione al trattamento minimo. Per ottenerlo è necessario rispettare determinati limiti di reddito. Tale limite, per il pensionato non coniugato è pari a due volte il trattamento minimo pensionistico e cioè 13.405,08 euro all’anno.

Qualora il pensionato sia coniugato, è necessario che il reddito complessivo non superi di 4 volte il trattamento minimo  (26.810,16), fermo restando il limite di 13.405,08 euro per il beneficiario.

Pertanto l’Inps, ai fini dell’accoglimento della richiesta al trattamento minimo, incrocerà la richiesta del pensionato con la dichiarazione dei redditi suoi e del coniuge verificandone ogni anno la sussistenza del requisiti.

I redditi da dichiarare

Fra i redditi da dichiarare all’Inps per ottenere la pensione integrata al minimo vi sono tutti i redditi assoggettabili a tassazione Irpef e cioè:

  • il reddito della casa di abitazione e delle relative pertinenze;
  • i trattamenti di fine rapporto soggetti a tassazione separata, come il Tfr;
  • gli arretrati da lavoro dipendente soggetti a tassazione separata;
  • i redditi esenti da Irpef, come le pensioni di guerra, le rendite Inail, quelle degli invalidi civili, i trattamenti di famiglia, l’accompagno, etc.

Pensioni integrabili al minimo e casi di esclusione

Sono integrabili al trattamento minimo tutte le pensioni dirette e indirette (ai superstiti) ivi comprese quelle di invalidità e il caso in cui il beneficiario sia titolare di più trattamenti pensionistici.

La disciplina dell’integrazione al trattamento minimo non è applicabile alle pensioni liquidate esclusivamente con le regole del sistema contributivo cioè per chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996. Pertanto anche le pensioni derivanti dalla gestione separata non sono integrabili al minimo, così come le pensioni supplementari. Il pensionato perde, infine, il diritto all’integrazione al trattamento minimo quando supera i limiti di reddito previsti dalla legge.

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