Pensioni: l’assegno medio mensile in Italia è di 1.409 euro al mese

L’Inps eroga 22,7 milioni di pensioni, di cui la maggior parte inferiori a 1.000 euro al mese. Ma molti pensionati percepiscono doppia o tripla pensione.

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L’Inps eroga 22,7 milioni di pensioni, di cui la maggior parte inferiori a 1.000 euro al mese. Ma molti pensionati percepiscono doppia o tripla pensione.

Oltre la metà delle pensioni è di importo inferiore a 1.000 euro al mese e le donne ricevono, in media, assegni di gran lunga più bassi rispetto a quelli degli uomini: sono questi due dei principali luoghi comuni in materia di pensioni emersi dal 7° Rapporto Itinerari Previdenziali.

I dati raccolti dal Casellario Centrale dei pensionati Inps ed elaborati dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano dimostrano come, in realtà, queste convinzioni diffuse siano “falsi miti da sfatare”, in quanto scorrette sia dal punto di vista sostanziale dell’analisi sia sotto il profilo della comunicazione, in particolare nei confronti delle giovani generazioni.

Due terzi delle pensioni sotto 1.000 euro al mese

Le singole prestazioni sotto i 1.000 euro sono circa 14,9 milioni, pari al 65,4% delle prestazioni in pagamento, ma i pensionati che le ricevono sono circa 6,4 milioni ossia il 40% del totale, peraltro in tutto o in parte assistiti dalla fiscalità. Relativamente alle pensioni previdenziali Invalidità, Vecchiaia, Superstiti (IVS), il gap pensionistico tra uomini e donne è di 7.757 euro annui; considerando anche prestazioni assistenziali e indennitarie il gap si riduce a 5.976 euro annui: fondamentale quindi migliorare la condizione lavorativa femminile per superare il gap previdenziale tra i generi.

Tanti soggetti percepiscono più di una pensione

Nel 2018 su un totale di 22.785.711 prestazioni erogate, quelle di importo fino a una volta il minimo (507,42 euro mensili) sono poco meno di 7,9 milioni, ma i pensionati che poi ricevono effettivamente un reddito pensionistico fino a una volta il minimo sono circa 2,3 milioni su 16 milioni di pensionati totali. Alla classe di importo da 507,43 euro a 1.014,84 euro lordi mensili, appartengono circa 6,99 milioni di prestazioni, ma ne beneficiano solo 4,15 milioni di pensionati. Il fenomeno dipende dal fatto che un soggetto può essere beneficiario di più prestazioni (ad esempio, una pensione di importo medio-alto e uno o più trattamenti più bassi come un’indennità di accompagnamento o una pensione di reversibilità) che si cumulano tra loro, facendo sì che il pensionato si collochi in una classe di reddito più elevata rispetto a quella più bassa in cui si erano posizionate le singole prestazioni o pensioni.

Un pensionato su tre percepisce doppia o tripla pensione

Dal rapporto tra numero di prestazioni su pensionati emerge infatti che, in media, ogni pensionato percepisce 1,424 pensioni, quasi una pensione e mezza per ciascun pensionato. Nel dettaglio, nel 2018 il 67,2% dei pensionati percepisce 1 prestazione, il 24,8% dei pensionati percepisce 2 prestazioni, il 6,7% 3 prestazioni e l’1,3% 4 o più prestazioni. “È certamente vero che le singole prestazioni sotto i mille euro sono circa 14,9 milioni, pari al 65,4% delle pensioni in pagamento, ma i pensionati che le ricevono – spiega Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali – sono circa 6,4 milioni, ovvero il 40,8% del totale pensionati, peraltro quasi tutti con pensioni in tutto o in parte assistenziali, ossia senza contribuzione o integrate al minimo. Si tratta quindi di soggetti che nella loro vita attiva hanno versato pochi o zero contributi (e parallelamente poche o nessuna imposta) e che sono a carico della collettività. Sostenere che oltre la metà delle pensioni è inferiore a 1.000 euro al mese non è dunque corretto né dal punto di vista tecnico né sotto il profilo comunicativo“, puntualizza.

La pensione media in Italia ammonta a 1.409 euro lordi

Dal punto di vista sostanziale, quando si analizzano le distribuzioni per classi di reddito – precisa Brambilla – si dovrebbe far riferimento ai pensionati, cioè ai soggetti fisici che percepiscono una o più prestazioni, e non alle singole pensioni. Se si calcola l’importo medio della pensione sul numero totale delle prestazioni, si ottengono 12.874 euro annui lordi (990 euro lordi al mese in 13 mensilità), ma facendo riferimento al totale dei pensionati, il reddito pensionistico medio pro-capite risulta pari a 18.328 euro annui lordi (15.109 euro annui netti), quindi 1.409 euro lordi mensili (1.162 euro mensili netti). Eppure, il dato più diffuso è proprio il primo, che divide impropriamente il monte pensioni (293,334 miliardi di euro) per il numero delle prestazioni, e non per il numero dei pensionati“, aggiunge.

Le pensioni assistenziali per 6,4 milioni di beneficiari

Provando a escludere le prime due classi di reddito pensionistico (fino a due volte il minimo, 1.014,84 euro mensili lordi), che sono principalmente assistenziali per un totale di 6,4 milioni di pensionati, il reddito previdenziale medio (supportato da contributi) dei restanti 9,6 pensionati ammonterebbe a 25.590,43 euro annui lordi (contro gli ufficiali 18.329 euro lordi) pari a circa 20.373 euro annui netti.

È sempre vero che, il 40% dei pensionati ha redditi pensionistici inferiori a 1.014,84 euro lordi al mese, ma non sono strettamente pensioni, quanto piuttosto prevalentemente prestazioni assistenziali“, precisa Brambilla. Inoltre, nella riclassificazione del reddito pensionistico medio occorrerebbe poi tener conto dell’età anagrafica del beneficiario, così da escludere circa 643.000 pensionati con meno di 39 anni (orfani minori, invalidi o superstiti), che percepiscono oltre 968.000 trattamenti, in media 1,5 trattamenti pro-capite.

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