Pensioni invalidità, in arrivo assegno da 2.000 euro

Fra arretrati e aumenti, gli invalidi civili incasseranno quasi 2.000 euro di pensione di invalidità a novembre. Non tutti, però, lo prenderanno.

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Fra arretrati e aumenti, gli invalidi civili incasseranno quasi 2.000 euro di pensione di invalidità a novembre. Non tutti, però, lo prenderanno.

Gli aumenti delle pensioni invalidità civili totali sono quasi pronti. L’Inps sta infatti predisponendo i pagamenti agli aventi diritto a partire dall’elaborazione del cedolino pensione del 2 novembre 2020.

L’incremento delle pensioni agli invalidi civili totali, ciechi assoluti e sordi – deliberato dal governo col decreto di Agosto – sarà riconosciuto d’ufficio. La persona invalida, già beneficiaria di assegno pensionistico, non dovrà fare nulla, se non controllare che fra poco ci saranno più soldi a sua disposizione ogni mese.

Lo precisa l’Inps nella circolare numero 107 del 23 settembre 2020. Nel documento è spiegato che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale dello scorso mese di giugno e del successivo intervento del governo, sarà riconosciuta la dovuta maggiorazione economica. La decorrenza è il 20 luglio 2020, pertanto verranno corrisposti anche gli arretrati a partire da quella data.

Gli aumenti – precisa l’Inps – riguardano solo gli invalidi al 100%, compresi ciechi e sordomuti, che hanno un’età compresa fra i 18 e 59 anni, esclusi in precedenza dalla normativa. Rimangono fuori anche gli invalidi civili parziali e gli invalidi civili totali con redditi superiori a una certa soglia riportata nella circolare. Per gli invalidi con età pari o superiore a 60 anni, gli aumenti sono già previsti dalla normativa vigente.

Pensioni invalidità, l’assegno di novembre

L’aumento da 285,66 euro a 651,51 euro (per tredici mensilità) è di fatto legge dello Stato. Ma a quanto ammonterà nel complesso l’assegno di novembre comprensivo di arretrati? Il calcolo preciso è sempre difficile farlo, tuttavia abbiamo fatto una piccola simulazione:

  • assegno di novembre 651,51 euro
  • arretrati dal 20 luglio al 31 ottobre 1.231,69 euro
  • rateo tredicesima 102,27
  • Totale 1.985,47

Il conteggio è puramente indicativo, non è ufficiale e suscettibile di variazioni. Tuttavia la cifra dovrebbe essere più o meno questa per chi ne avrà diritto.

Pensioni e limiti di reddito

Per avere diritto all’aumento della pensione di invalidità – spiega l’Inps – sono necessari i seguenti requisiti reddituali per il 2020:

  1. a) il beneficiario non coniugato deve possedere redditi propri non superiori a 469,63 euro (pari all’importo massimo moltiplicato per tredici mensilità);
  2. b) il beneficiario coniugato (non effettivamente e legalmente separato) deve possedere:
  • redditi propri di importo non superiore a 8.469,63 euro;
  • redditi cumulati con quello del coniuge di importo annuo non superiore a 14.447,42 euro.

“Se entrambi i coniugi hanno diritto all’incremento, questo concorre al calcolo reddituale. Pertanto, nel caso in cui l’attribuzione del beneficio a uno dei due comporti il raggiungimento del limite di reddito cumulato, nulla è dovuto all’altro coniuge. Se invece il limite non viene raggiunto, l’importo dell’aumento da corrispondere a un coniuge deve tener conto del reddito cumulato comprensivo dell’aumento già riconosciuto all’altro”.

Ai fini della valutazione del requisito reddituale concorrono i redditi di qualsiasi natura, ossia i redditi assoggettabili ad Irpef, sia a tassazione corrente che a tassazione separata, i redditi tassati alla fonte, i redditi esenti da Irpef, sia del titolare che del coniuge.

Al contrario non concorrono al calcolo reddituale i seguenti redditi:

  • il reddito della casa di abitazione,
  • le pensioni di guerra,
  • l’indennità di accompagnamento,
  • l’importo aggiuntivo di 300.000 lire (154,94 euro) previsto dal comma 7 dell’articolo 70 della legge 23 dicembre 2000, n. 388,
  • i trattamenti di famiglia,
  • l’indennizzo previsto dalla legge 25 febbraio 1992, n. 210, in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati.
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