Pensioni, in quali casi bisogna attendere l’accredito dell’assegno?

Il primo assegno non si scorda mai. Soprattutto quando si rischia di ricevere la pensione in ritardo. In quali casi bisogna attendere?

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Il primo assegno non si scorda mai. Soprattutto quando si rischia di ricevere la pensione in ritardo. In quali casi bisogna attendere?

Il primo assegno non si scorda mai. Soprattutto quando si rischia di ricevere la pensione in ritardo. In base all’opzione pensionistica a cui si ricorre, bisogna attendere un certo lasso di tempo. Quando si smette di lavorare, la pensione è l’unica fonte di reddito e, per il TFR, si rischia di dover attendere mesi, soprattutto per i dipendenti pubblici.

In quali casi per l’assegno bisogna aspettare?

Quando verrà pagato il primo assegno pensionistico?

Premessa: normalmente, il primo assegno viene erogato il 1° giorno del mese successivo a quello in cui il titolare compie l’età pensionabile. Ad esempio, per chi compie 67 anni ad agosto ed ha maturato 20 anni di anzianità contributiva, la pensione decorre dal 1° settembre.

In questo focus, vogliamo concentrarci su particolari situazioni per cui vengono erogate le pensioni in ritardo, che costringono il neopensionato a dover attendere alcuni mesi.

Pensione in ritardo: tutta colpa della finestra mobile

La pensione arriva in ritardo per via della finestra mobile, ovvero quel periodo che passa tra maturazione effettiva della pensione e pagamento della prima mensilità. La finestra mobile fa slittare in modo variabile la corresponsione del primo assegno pensionistico.

Non succede per tutte le forme di trattamento pensionistico, ma soltanto per il pensionamento anticipato. La finestra mobile è stata introdotta dalla Legge 26/2019, anno in cui è stata introdotta Quota 100. In pratica, è stata introdotta la regola dei 3 mesi di attesa per la pensione anticipata.

Lo slittamento dovuto alla finestra mobile riguarda la pensione anticipata e quella riservata ai lavoratori precoci.

In dettaglio, la finestra mobile interessa:

– precoci (uomini e donne) in uscita dal lavoro con 41 anni di contributi (Quota 41);

– uomini che vanno in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi;

– donne che accedono alla pensione con 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva.

Non è prevista la pensione in ritardo in caso di prepensionamento dei contributivi puri (64 anni di età e 20 anni di contributi).

Pensione in ritardo anche per altre categorie

Per Quota 100 in scadenza a fine 2021, il ritardo del primo assegno pensionistico varia da 3 mesi (settore privato) a 6 mesi (settore pubblico).

Per Opzione Donna, la situazione peggiora: si passa dai 12 mesi di attesa per le lavoratrici dipendenti (58 anni di età e 35 anni di contributi) ai 18 mesi per le lavoratrici autonome (59 anni di età e 35 anni di contributi).

Arrivano in ritardo (18 mesi per la pensione di vecchiaia e 21 mesi per la pensione anticipata) anche le pensioni maturate in regime di totalizzazione nazionale (Dlgs 42/2006) e per il settore Difesa e Sicurezza (Forze Armate e di Polizia). In quest’ultimo caso, la finestra mobile varia dai 12 ai 15 mesi.

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