Pensioni fine anno: in arrivo i conguagli Inps sugli assegni 2019

Se l’inflazione scende i pensionati dovranno restituire soldi all’Inps. Come funziona l’adeguamento degli assegni in base all’inflazione.

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Se l’inflazione scende i pensionati dovranno restituire soldi all’Inps. Come funziona l’adeguamento degli assegni in base all’inflazione.

La fine dell’anno si avvicina ed è tempo di fare i conti. Così, anche l’Inps li farà sulle pensioni erogate nel 2019 apportando i dovuti conguagli in base alla variazione ISTAT degli assegni erogati durante l’anno. Detti conguagli solitamente vengo effettuati con il pagamento della pensione di gennaio.

Per il 2019, l’Inps ha rivalutato le pensioni degli italiani del 1,1%, un dato provvisorio che necessita della conferma da parte dell’ISTAT che verrà pubblicata a breve sulla Gazzetta Ufficiale. La rivalutazione della pensione è quel meccanismo che consente di adeguare l’importo dell’assegno al costo della vita in maniera tale da mantener inalterato il potere di acquisto.

Gli adeguamenti della pensione all’inflazione

L’Inps adegua l’importo degli assegni pensionistici e delle prestazioni previdenziali in generale facendo una stima basandosi sulla variazione dell’indice dei prezzi al consumo fornito dall’ISTAT. A dicembre, solitamente l’Inps emana una circolare in cui definisce l’adeguamento per l’anno successivo, in via previsionale, e adegua gli importi col pagamento di gennaio. Poiché si tratta di una previsione, è necessaria poi una verifica, che confermi o riveda il tasso di inflazione sulla base dei dati reali. Anche tale conferma sarà resa nota a dicembre e gli adeguamenti effettuati a partire da gennaio. In passato è spesso accaduto che l’inflazione crescesse meno di quanto previsto e i pensionati hanno dovuto restituire soldi percepiti in più. Così come, talvolta, è accaduto il contrario.

L’adeguamento degli assegni

Detto questo, per il 2019 gli esperti si attendo sostanzialmente che non vi saranno variazioni significative per quanto riguarda le pensioni già pagate. L’indice di inflazione dovrebbe essere confermato al 1,1%.

Il problema, invece, si porrà per il 2020 la cui previsione di crescita dei prezzi al consumo fornita dal Ministero dell’Economia (indice FOI meno tabacchi) è minima, appena 0,60%. Indiscrezioni di stampa dell’ultima ora, però, indicherebbero tale variazione ancora più bassa, lo 0,40%. Il che, riportato sulla rivalutazione delle pensioni comporterebbe un incremento annuo di circa 3 euro lordi per l’assegno medio mensile e di soli 2 euro per le pensioni minime.

La rivalutazione delle pensioni

Così il governo sta mettendo a punto una serie di emendamenti da inserire nel capitolo previdenza per innalzare il livello delle rivalutazioni delle pensioni più basse estendendo la platea dei beneficiari fino a coloro che percepiscono cinque volte il trattamento minimo. (fino a 2.500 euro mensili di pensione). Attualmente a questa fascia viene riconosciuta una rivalutazione del 77% dell’assegno e potrebbe essere innalzata. Tutto dipenderà dalle risorse disponibili. Il governo punta a utilizzare i soldi derivanti dai risparmi preventivati per quota 100 (1,5 miliardi quest’anno e 2,5 il prossimo) così da non gravare ulteriormente sulla spesa pensionistica. Possibile anche un allargamento delle 14 esime di cui beneficiano le pensioni più basse, quelle fino a 1.000 euro al mese e che sono circa 5,8 milioni in tutta Italia.

Assegni rivalutati di pochi centesimi

La decisione però appare più politica che tecnica. Da un lato il PD preme per modificare quota 100, tagliando quanto meno le finestre d’uscita già a partire dal 2020 e risparmiando soldi da destinare alle pensioni più basse. Dall’altro il 5 Stelle vorrebbe lasciare le cose come stanno e reperire risorse altrove, tagliando le spese ministeriali superflue. In mezzo ci sono circa un quarto dei pensionati italiani che, in assenza di correzioni significative, si vedranno per il 2020 un incremento impercettibile dell’assegno e per i quali i sindacati stanno già battendo i pugni sul tavolo. Così la quadra potrebbe essere trovata intervenendo chirurgicamente su quota 100 (riducendo le finestre) senza cambiarne in sostanza i requisiti necessari (62 anni di età e 38 di contributi).

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