Pensioni, effetto Fornero: numero pensionati ai minimi dal 1998, ma la spesa s’impenna

In Italia ci sono meno pensionati rispetto a 22 anni fa, ma la spesa previdenziale è a livelli record. Conti Inps in equilibrio (... per ora).

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In Italia ci sono meno pensionati rispetto a 22 anni fa, ma la spesa previdenziale è a livelli record. Conti Inps in equilibrio (... per ora).

Nel 2018 il numero dei pensionati in Italia è sceso rispetto all’anno prima. Si è attestato, per l’esattezza, a 16.004.503 persone, ed è risultato il numero più basso degli ultimi 22 anni. In pratica il calo è stato determinato dall’introduzione delle riforme pensionistiche Dini (1996) e Fornero (2012) che ha innalzato l’età pensionabile.

In crescita, invece, il numero degli occupati che sale a 23.215.000 nel 2018, per effetto delle riforme sul lavoro. E’ quanto emerge dal 7° Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Il rapporto attivi/pensionati si assesta dunque per il 2018 a quota 1,4505, anche in questo caso miglior risultato degli ultimi 22 anni e soprattutto valore molto prossimo a quell’1,5 che potrebbe garantire la sostenibilità di medio e lungo periodo del sistema.

Sistema previdenziale italiano è sostenibile

Il tutto mentre l’andamento della spesa per prestazioni di natura previdenziale si conferma tutto sommato sotto controllo: nel 2018, ha raggiunto i 225,593 miliardi (contro i 220,843 del 2017); l’incidenza sul Pil è pari al 12,86% (l’11,72% al netto dell’assistenza), mentre l’aumento medio annuo dal 2010 risulta inferiore all’1,3%, dunque sostanzialmente in linea con il tasso di inflazione. “La sostenibilità  del nostro sistema pensionistico è messa in discussione da alcune istituzioni ma il sistema è perfettamente e completamente sostenibile“. Lo ha assicurato Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, durante un’audizione in commissione Esteri al Senato sulle condizioni e sulle esigenze delle comunità degli italiani nel mondo. “Il 16% di Pil di spesa pensionistica, che è accusato di essere un ammontare troppo importante e di rendere insostenibile il sistema, contiene al suo interno la parte contributiva ma anche quella assistenziale“, ha proseguito Tridico, spiegando che in realtà “il regime contributivo pesa per 8% sul Pil mentre in Portogallo, dove c’è un’imposizione fiscale molto vantaggiosa, se lo sognano perché sono molto al di sopra dell’8%“.

Pensionati in aumento nel 2019, ma tendenza al ribasso

Non c’è dubbio che l’introduzione delle forme di pensionamento anticipato (quota 100, opzione donna, Ape Scoiale) porteranno a un incremento del numero dei pensionati da qui al 2021, ma la tendenza resta comunque votata al ribasso.

Questo perché il numero delle pensioni eliminate nel corso degli anni a venire supererà inevitabilmente quello dei pensionamenti. “Malgrado un incremento del tasso di occupazione complessivo, sicuramente Quota 100 porterà a un incremento delle pensioni in pagamento e quindi all’interruzione di un trend di miglioramento del rapporto attivi/pensionati che durava orma da diversi anni. Se, come auspicabile – ha aggiunto Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali – non ci saranno però altre agevolazioni o forme di anticipo, la riduzione delle pensioni dovrebbe proseguire anche nel prossimo decennio, grazie ai due stabilizzatori automatici della spesa (adeguamento alla speranza di vita dell’età pensionabile e dei coefficienti di trasformazione) e alla progressiva cancellazione delle prestazioni di lungo corso che, con decorrenza superiore ai 38 anni, erano addirittura 653.000 al 31 dicembre 2018“.

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