Pensioni e trattenimento in servizio: come funziona il tetto sugli assegni più alti?

Ecco cosa accade ai tetti per gli assegni di pensioni più elevate con il trattenimento in servizio oltre l'età pensionabile.

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Ecco cosa accade ai tetti per gli assegni di pensioni più elevate con il trattenimento in servizio oltre l'età pensionabile.

Cosa accade all’assegno previdenziale di lavoratori con stipendi elevati che, giunti ai 66 anni invece di accedere alla pensione decidono di optare per il trattenimento in servizio?   Per evitare che i lavoratori con stipendi molto alti potessero portare a casa una pensione più alta di quella che sarebbe stata erogata loro con la legge ante Fornero, con la Legge di Stabilità 2015 è stata introdotta una novità.   L’articolo 1 comma 707 della legge 190 del 2014 prevede che l’importo complessivo dell’assegno pensionistico erogato con le regole imposte dalla riforma Fornero (dal 1 gennaio 2012) non può superare quello che, con gli stessi contributi versati, sarebbe stato erogato con le regole vigenti prima dell’applicazione della riforma Fornero.   Ad interpretare la misura è giunta la circolare INPS numero 74 del 2015 destinata ai lavoratori con almeno 18 anni di contributi versati al 31 dicembre 1995 e che, proprio per effetto della legge Fornero fino al 31 dicembre 2011 vedranno il proprio assegno computato con il sistema retributivo, mentre le anzianità contributive versate dopo tale data con il sistema contributivo.   Il tetto sugli assegni più elevati viene determinato attraverso un doppio calcolo: per prima cosa si determina il trattamento che dovrebbe essere corrisposto con le regole vigenti, retributivo fino al 2011, contributivo per i periodi successivi, poi si calcola l’assegno come se dovesse essere corrisposto interamente con il metodo retributivo, anche per le contribuzioni versate successivamente al 31 dicembre 2011. In questo calcolo, però, si supera il concetto di massima anzianità contributiva valorizzabile, prendendo in considerazione, quindi, anche che il trattamento che sarebbe stato liquidato possa andare oltre quello che sarebbe stato liquidato applicando solo il vecchio metodo retributivo.   L’importo dell’assegno effettivamente liquidato sarà quello minore tra il confronto dei due calcoli.   Che impatto avrà questa novità sugli assegni in questione? I lavoratori per cui il calcolo con il secondo sistema è inferiore a quello del sistema vigente sono coloro che cessano l’attività lavorativa con un’anzianità anagrafica superiore ai 66 anni e 3 mesi e con retribuzioni annue superiori ai 46mila euro.

Questi lavoratori, non vendo un massimale sulle retribuzioni con il sistema contributivo riescono a valorizzare l’intera cifra sulla quota C della pensione ottenendo un assegno superiore grazie anche ai coefficienti di trasformazione più alti perché calcolati fino a 70 anni di età (è l’esempio di magistrati, professori universitari e dirigenti che lasciano il lavoro ad un’età avanzata).   Tale calcolo, è bene ricordarlo, non si applica soltanto ai trattamenti pensionistici con decorrenza dopo il 2014, ma anche a quelli liquidati nel periodo 2012-2014 per quei lavoratori che hanno beneficiato dell’applicazione della legge Fornero. Essendo l’effetto della novità retroattivo, dal 1 gennaio 2015 tali lavoratori si sono visti ridurre l’importo dell’assegno in pagamento.

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