Pensioni e previdenza, il modello italiano scricchiola

La crisi della pandemia e la perdita di posti di lavoro mette sotto pressione il welfare del Bel Paese.

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La crisi della pandemia e la perdita di posti di lavoro mette sotto pressione il welfare del Bel Paese.

Dopo la fase acuta dell’emergenza del Covid la riapertura scuola è una priorità per l’Italia. Perché bisogna che i giovani studenti tornino in classe, quindi nelle condizioni di poter costruire il proprio futuro e di conseguenza quello delle pensioni e della previdenza del Paese.

Una responsabilità non da poco. Sacrificare le nuove generazioni significa mettere a repentaglio il futuro di tutti. Il rischio di lungo termine, ma da arginare fin da subito, è quello di non riuscire a preparare una intera classe di età alle sfide del mercato del lavoro con effetti devastanti sulla crescita economica già messa a dura prova dall’emergenza sanitaria. “Bisogna avere un’attenzione particolare” – ha detto il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo a Cernobbio, sul tema dei giovani e il lavoro. Ha poi aggiunto che

la previdenza influisce sulla vita dei giovani e si pensa alla pensione di garanzia per la quale si sta studiando una staffetta generazionale per lo scambio di competenze tra giovani e anziani quindi una serie di strumenti che aiuteranno l’inserimento lavorativo dei giovani. Poi bisogna intervenire sul mantenimento del posto del lavoro delle donne per le quali stiamo pensando a una decontribuzione al 100%“.

Disoccupazione in Italia troppo alta

Nonostante le riforme messe in atto negli ultimi anni in Italia, la disoccupazione resta alta e la pandemia ha aggravato la situazione. Motivo per cui le prossime manovre, sia in vista della Legge di Bilancio 2021, sia delle misure legate alle risorse messe a disposizione dall’Europa tramite il Recovery Fund, dovranno creare posti di lavoro.

Ma le manovre per rilanciare l’occupazione non possono prescindere da interventi sulla previdenza perché i due mondi sono strettamente legati.

E lo sono ancora di più in un sistema, come quello italiano, in cui i contributi versati da chi è in attività servono a pagare gli assegni del primo pilastro, quello pubblico.

Previdenza sotto pressione

Una crisi del mercato del lavoro limita quindi i mezzi per sostenere la previdenza. Senza dimenticare l’aumento registrato negli ultimi decenni della speranza di vita che, se da una parte è una buona notizia dal punto di vista sociale, dall’altra però fa sì che lo Stato debba pagare le pensioni per più anni e con l’elevato debito pubblico italiano si pone un problema di sostenibilità.

Se a tutto ciò si aggiunge il fatto che il montante contributivo, che si accumula durante la carriera e che poi produce l’assegno pensionistico mensile, è rivalutato in base al Pil dell’Italia, ben si comprende che la priorità è la crescita economica per avere pensioni di primo pilastro più corpose. Su queste basi riprenderà nei prossimi giorni il confronto tra Governo e sindacati sul tema pensioni.

La riforma delle pensioni

La ripartenza dell’economia, dopo lo tsunami provocato dal Covid 19, richiederà quindi un attento check up su sostenibilità e adeguatezza del sistema previdenziale. Già prima dell’epidemia si era aperto il dibattito su un nuovo intervento di riordino per superare Quota 100 (il meccanismo che permette di andare in pensione a 62 anni con 38 di contributi ma con decurtazione dell’assegno) al termine del periodo di sperimentazione (2021). Nel nuovo confronto dovranno anche tenute in considerazione le recenti considerazioni espresse dalla Corte dei Conti nel Rapporto sulla finanza pubblica e dalla Banca d’Italia.

I fondi pensione

La Corte dei Conti, dopo un’analisi delle dinamiche e degli effetti di Quota 100, ha proposto le proprie considerazioni su come rivedere la flessibilità in uscita al termine della sperimentazione. Restituendo al settore una stabilità in grado di coniugare le diverse esigenze.

A partire del fatto che il problema oggi non è tanto uscire dal lavoro, quanto trovarne uno. Intanto la Banca d’Italia sottolinea che le tendenze demografiche non sono favorevoli.

Pur tenendo conto dell’apporto dell’immigrazione, la popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni si ridurrà di oltre 3 milioni nei prossimi 15 anni.

Considerando gli impatti del Pil sul montante contributivo in maturazione e l’evoluzione della piramide demografica, i fondi pensione hanno nel tempo conquistato una rilevanza prospettica sempre maggiore. In termini di integrazione pensionistica e al contempo è di assoluta importanza il loro ruolo di investitori istituzionali per il contributo che possono fornire alla ripresa economica.

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