Pensioni: dopo quota 100, via dal lavoro a 64 anni e più vantaggi per le donne

La proposta di andare in pensione a 64 anni di età con 35 di contributi sarà discussa coi sindacati la prossima settimana, ma la soluzione alla fine di quota 100 è tutt’altro che semplice.

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La proposta di andare in pensione a 64 anni di età con 35 di contributi sarà discussa coi sindacati la prossima settimana, ma la soluzione alla fine di quota 100 è tutt’altro che semplice.

Si intensifica il dibattito sulla riforma del sistema pensionistico. Da una parte la maggioranza di governo punta a rivedere tutto l’impianto delle pensioni anticipate dopo la fine di quota 100 nel 2021, dall’altra la Lega che punta semplicemente a prorogare l’opzione per mandare in pensione i lavoratori con 62 anni di età e 38 di contributi.

Sullo sfondo, la proposta dei sindacati di poter lasciare anticipatamente il lavoro (rispetto ai requisiti previsti dalla Fornero) con 62 anni di età e almeno 20 di contributi appare irricevibile e ingestibile perché costerebbe più di 20 miliardi di euro. Una cifra che lo Stato non può sostenere. A meno che non si introduca una sorta di penalizzazione nel calcolo della pensione col sistema esclusivamente contributivo, come avviene per “opzione donna”.

In pensione a 64 anni di età e 35 di contributi

Così, in attesa del primo incontro la prossima settimana fra parti sociali e governo, nulla appare ancora ben chiaro. Alle ipotesi sul tavolo si è poi aggiunta anche quella dell’ultima ora di Francesca Puglisi (PD), sottosegretario al Lavoro che in un’intervista a Repubblica propone di uscire dal lavoro con 64 anni di età e 35 di contributi, senza penalizzazioni. Alle donne sarà calcolato un anno in più per ogni figlio e ai giovani una pensione di garanzia da 750 euro al mese a patto che maturino almeno 20 anni di contributi.

Favorite le donne con figli

Puglisi, anticipa una possibile proposta di mediazione da discutere al tavolo di lunedì con i sindacati. Alle donne, spiega, “verrebbe assegnato un anno extra di contributi per ogni figlio, senza limiti di figli e Opzione donna, molto più penalizzante perché ricalcola tutto l’assegno col contributivo, a quel punto non avrebbe più ragione di esistere. Per i lavori gravosi e usuranti e i lavoratori precoci interverrebbe l’ Ape sociale, potenziata e resa strutturale. Immagino di includere nell’elenco dei mestieri pesanti anche artigiani e commercianti“. I giovani, prosegue il sottosegretario, “avrebbero un’integrazione del loro montante contributivo fino a 750 euro e 15 euro aggiuntivi per ogni anno oltre i 20 minimi di contribuzione. I paletti introdotti dalla Fornero che vincolano la pensione dei contributivi puri a un multiplo dell’ assegno sociale (1,5 o 2,8 volte) salterebbero“.

Sui costi del pacchetto, precisa Puglisi, “stiamo facendo i calcoli” ma “occorre agire ora e riscrivere la legge Fornero secondo due principi: equità intergenerazionale e sostenibilità del sistema previdenziale“. Quanto alle coperture, “si deve senz’altro attingere alla minore spesa per Quota 100. E poi anche immaginare di rimodulare l’ Iva“. Una misura che si potrebbe introdurre nella riforma fiscale su cui si deve iniziare subito a lavorare, tenendo conto anche “di chi oggi non percepisce bonus né beneficia del taglio del cuneo fiscale: i redditi bassi incapienti, sia lavoratori che pensionati. Questo esecutivo nasce proprio per restituire equità al Paese“.

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