Pensioni: dopo quota 100, più flessibilità o ritorno alla Fornero?

Cosa succederà dopo quota 100. Tridico (Inps) spiega al parlamento quali sono le opzioni per le pensioni anticipate.

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Con la fine di quota 100 non spariranno le pensioni anticipate. Le preoccupazioni de parte dei sindacati e dei lavoratori sono eccessive su questo punto. Esiste sempre la pensione anticipata per i lavoratori precoci, Ape Sociale, opzione donna e la Fornero.

A farlo presente è il presidente dell’Inps Pasquale Tridico durante un’audizione alla Camera. Un parere che il legislatore dovrà tener presente prima di conferire delega al governo per legiferare sulla tanto attesa riforma pensioni.

Pensioni anticipate dopo quota 100

Sulla riforma delle pensioni non sono ancora iniziati i tavoli con i sindacati, ma con la fine di quota 100 non ci sarà il vuoto. Mancherà l’opzione di uscita dal lavoro con 38 anni di contributi e 62 di età, ma ci sono altre soluzioni. Come dice Tridico:

dopo quota 100 non c’e’ il deserto nelle anticipazioni pensionistiche anzi il nostro paese ha una serie di misure sulle quali bisogna approfondire come l’Ape sociale e le norme per l’accesso pensionistico anticipato per i lavoratori usuranti che andrebbero approfondite“.

Secondo l’Inps, quindi, queste due norme post pandemiche devono essere riviste consentendo delle anticipazioni di cui oggi ancora ufficialmente non si parla. Ma tutti i competenti per materia hanno sollevato l’esigenza di una flessibilità delle pensioni per l’uscita di lavoratori più svantaggiati.

In pratica, si tratta di lavoratori fragili, immunodepressi, malati oncologici. Si tratta di lavoratori che già il sistema sostiene, ma oltre una certa età potrebbe essere concesso uno scivolo di anticipazione pensionistica.

Più flessibilità per i fragili

Per Tridico, quindi, è necessario potenziare gli strumenti di cui il nostro ordinamento è già in possesso. Non c’è bisogno di introdurre nuove opzioni o da stravolgere il sistema delle pensioni anticipate.

Il nostro sistema pensionistico contributivo ha consolidato questo modello e una esigenza di flessibilità potrebbero trovare risposta all’interno di questo modello pensionistico“.

Vi è quindi l’esigenza di fornire una risposta alla richiesta di flessibilità rispetto ai requisiti ordinari della pensione di vecchiaia e della pensione anticipata. Soprattutto con la fine del regime sperimentale di quota 100 a fine dicembre 2021.

La riforma delle pensioni va affrontata anche tenendo conto dell’alto livello di spesa pensionistica del Paese rispetto al Pil attuale e delle tensioni che ci saranno nei prossimi anni sul denominatore. Anche a seguito della crisi pandemica, oltre a quelle già note che agiscono sul numeratore e dovute a fenomeni demografici difficilmente controllabili.

Secondo gli esperti dell’Inps, occorre limitare la flessibilità in uscita solo a quei lavoratori maggiormente bisognosi di tutela perché senza lavoro. Ovvero per condizioni di salute precarie o perché impegnati in lavori particolarmente gravosi, attraverso un potenziamento dell’Ape Sociale (reddito ponte al requisito di vecchiaia). O anche eventualmente migliorando strumenti pensionistici già esistenti (lavoratori usuranti e lavoratori precoci).

Quota 41 per tutti

Oltre a ciò potrebbe essere estesa quota 41 a tutti indipendentemente dall’età anagrafica. Opzione attualmente prevista solo per i lavoratori precoci. La riforma più gettonata è quindi questa e troverebbe accoglimento sia sul fronte governativo che su quello sindacale.

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