Pensioni dopo Quota 100: conterà l’età anagrafica o gli anni di lavoro? E’ scontro sulla riforma

Quota 100 volge al termine, ma sul futuro dei lavoratori regna l’incertezza totale. Senza soldi, il governo ha pochi margini di manovra.

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Pensioni 2022, cosa significa tornare alla legge Fornero

Si fa incandescente il clima sulla riforma delle pensioni. Quota 100 ha i giorni contati e un suo rinnovo è improponibile. In assenza di un intervento sul sistema, dal 1 gennaio si tornerebbe alle regole della Fornero.

La cosa implica uno scalone di 5 anni coi i requisiti del pensionamento di vecchiaia. Ma la Lega, promotrice di quota 100, già alza gli scudi e il leader Matteo Salvini non lo manda certo a dire:

Sul ritorno alla legge Fornero altro che rave party. Noi metteremo i tir agli ingressi delle autostrade se qualcuno pensa di tornare alla legge Fornero“.

Una riforma senza soldi

Purtroppo, però, il governo ha già fatto sapere che la coperta è corta e non ci sono soldi per proseguire con le pensioni anticipate come è stato finora. Quota 41 è stata bocciata in pieno perché costa troppo (tanto vale lasciare quota 100), mentre altre soluzioni che anticipino l’uscita dal lavoro a 63 o 64 anni possono essere valutate solo abbinate a penalizzazioni.

Quasi sicuramente sarà prorogata opzione donna, magari con un anno in più di età. Anche Ape Sociale dovrebbe proseguire in versione più allargata per i lavoratori gravosi e le persone fragili, quindi estendendo la platea dei beneficiari.

Per il resto si sta valutando maggiore flessibilità in uscita. Pertanto, altre forme di pensionamento anticipato potrebbero vedere la luce solo se non vi saranno ricadute pesanti sul bilancio. In questo senso, la proposta del presidente dell’Inps Pasquale Tridico di concedere una pensione in due traches è tra le vie più accreditate.

In pensione a 63-64 anni col contributivo

Una soluzione che consentirebbe di contener ei costi sarebbe quella di concedere la pensione anticipata a 63-64 anni (con almeno 30 di contributi)  con il sistema di calcolo contributivo.

Questo comporterà una penalizzazione per la parte dei contributi versati nel sistema retributivo (ante 1996).

L’altra soluzione, suggerita dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico, vedrebbe un pensionamento in due tranches. La prima al compimento di 63 anni di età con liquidazione della pensione solo per la parte contributiva maturata. La seconda, al raggiungimento dei 67 anni con anche la liquidazione della parte di pensione maturata nel sistema retributivo.

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