Pensioni donne e rivalutazione automatica: i cambiamenti della manovra

Come cambia l'età della pensione delle donne nel privato e nel pubblico impiego. Le novità sul contributo di solidarietà delle pensioni

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Come cambia l'età della pensione delle donne nel privato e nel pubblico impiego. Le novità sul contributo di solidarietà delle pensioni

Innalzamento età pensionabile manovra 2011

Età pensione donne privato – Le modifiche inserite nella manovra di ferragosto in merito alle lavoratrici del settore privato mirano ad aumentare l’età di pensionamento delle donne nel settore privato. Durante l’ultima manovra si è assistito ad un vero e proprio balletto di cifre che alla fine hanno un po’ disorientato il contribuente. Dopo i vari emendamenti approvati la manovra presenta un quadro di crescita graduale dell’età di pensionamento delle donne.

Alla fine le nuove norme in merito al requisito anagrafico entreranno in vigore dal 1° gennaio del 2014 e la pensione di vecchiaia verrà portata dagli attuali 60 anni ai 65 anni in un’ arco di periodo che terminerà dopo 12 anni, nel 2026.

Innalzamento età pensionabile donne privato – L’aumento sarà graduale ed abbastanza articolato, infatti nel 2014 il requisito anagrafico crescerà di un solo mese, di due mesi a partire dal 2015, di tre mesi a partire dal 2016, di quattro mesi dal 2018, di cinque mesi dal 2019, ed infine dal 2020 in poi la crescita dell’età in cui sarà possibile usufruire della pensione di vecchiaia salirà di sei mesi. Nel 2026 l’ultimo scalino sarà di tre mesi e l’età della pensione sarà stabilizzata ai 65 anni.

Età pensione donne pubblico impiego – Per le dipendenti del settore pubblico la legge 122 del 2010 ha invece innalzato l’età pensionabile molto più bruscamente stabilendo , che a partire dal 1° gennaio 2012, il requisito anagrafico è fissato a 65 anni. Infatti la legge 122 ha recepito una sentenza della Corte di giustizia europea del 2008 che , dopo una procedura di infrazione fatta ai danni dell’Italia, ha deciso che la disparità dell’età pensionabile tra uomini ( che possono andare in pensione a 65 anni)  e donne ( che in precedenza avevano la possibilità di accedere al trattamento pensionistico sin dai 60 anni) è illegittima e discriminatoria. La sentenza aveva efficacia solo per il settore pubblico, in quanto per il settore privato è stato invece giudicato legittima la possibilità di avere disparita di trattamento. Pertanto a partire dal 2012 la disparità di trattamento tra lavoratrici del settore pubblico e quelle del settore privato sarà evidente, visto che la parità tra i due comparti si raggiungerà solo nel 2026; ma probabilmente si metterà mano prima alla legge.

Aspettative di vita pensioni  – Prima della riforma di ferragosto era stata la legge 122 del 2010 a dare una sostanziale modifica delle pensioni per tutti i settori. In sostanza al fine di dare un equilibrio di lungo periodo al sistema previdenziale si era ancorato il requisito anagrafico alle aspettative di vita. In questo modo, se si allunga la vita media allora deve allungarsi anche la permanenza al lavoro in modo tale da mantenere in equilibrio il sistema previdenziale.

Inizialmente tale tipo di meccanismo sarebbe dovuto partire nel 2015 ma dopo le recenti modifiche partirà dal 1° gennaio 2013. In sostanza occorrerà valutare l’età anagrafica necessaria per maturare i requisiti per avere accesso alla pensione di vecchiaia, l’età minima e la quota richiesta per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, l’età anagrafica per maturare l’assegno sociale.

Finestra mobile pensione 2011

Compito dell’Istat sarà quello di calcolare gli scostamenti della speranza di vita dopo i 65 anni. Successivamente tali dati saranno comunicati al Ministero dell’Economia che emanerà dei decreti che faranno in modo di adeguare il requisito anagrafico alla speranza di vita. In base alle stime la crescita dell’età pensionabile nel 2013 dovrebbe essere di circa 3 mesi e successivamente ( a partire dal 2019 ) di circa quattro mesi. Dopo il raggiungimento dell’età pensionabile il lavoratore dovrà aspettare anche la cosiddetta finestra mobile, e ciò comporterà un’ulteriore allungamento dei tempi. Attualmente tutti i lavoratori dipendenti devono attendere 12 mesi dopo la data di maturazione dei requisiti per la pensione, mentre è di 18 mesi per tutti i contribuenti che versano i contributi presso una gestione speciale dei lavoratori autonomi (commercianti, artigiani, coloni,ecc). e per quanti svolgono lavori considerati subordinati ( a progetto, collaborazione coordinate e continuative, ecc.). La finestra rappresenta quindi la data di spartizione tra il diritto a percepire la pensione e l’effettiva erogazione del trattamento pensionistico.

In particolare è concessa facoltà al lavoratore di proseguire l’attività lavorativa sino alla data di apertura della “finestra” oppure  non lavorare e di conseguenza non percepire né pensione né stipendio sino a tale data. Chi matura la pensione con 40 anni di contributi dal 2012 vedrà allungarsi di un mese la cosiddetta finestra temporale ( e quindi occorrono 13 mesi prima di poter percepire la pensione) e dal 1° gennaio 2014 la finestra si allunga ulteriormente di un mese ( pertanto occorrerà attendere 14 mesi per il trattamento pensionistico).

Pensioni scuola manovra 2011

Pensioni scuola 2012  – Il personale della scuola era stato inizialmente escluso dalle regole delle finestre mobili dettata dalla legge 122 del 2010. Infatti l’articolo 1 , comma 21 del Dl 138 del 2011 dispone che la finestra per il pensionamento non sarà più il primo settembre dell’anno in cui matura la pensione, ma il 1° settembre dell’anno successivo. Pertanto gli insegnati potranno attendere anche 20 mesi prima di poter percepire il trattamento pensionistico. I commi 22 e 23 invece prevedono  anche la modifica dei tempi entro cui l’Inpdap deve pagare il trattamento di fine rapporto nei confronti dei dipendenti della scuola che maturano i requisiti a partire dal 1° gennaio 2012.

Per quanto riguarda le cessazioni di servizio per raggiungimento dei limiti o di servizio o di collocamento a riposo d’ufficio il ritardo nel pagamento della liquidazione è di 6 mesi, mentre nella normativa previgente non era previsto alcun anticipo. Per gli altri casi, e quindi per licenziamento, dimissioni o altre cause di decadenza in precedenza il posticipo previsto era di 6 mesi, mentre adesso occorrerà attendere 24 mesi prima dell’erogazione del trattamento.

Rivalutazione pensioni 2012 – Nel biennio 2012 – 2013 la cosiddetta perequazione automatica, ossia la rivalutazione dei trattamenti pensionistici, viene sospesa. La rivalutazione biennale viene calcolata sulla base delle variazione percentuale degli indici dei prezzi al consumo delle famiglie di operai ed impiegati formulate dall’Istat.

Rivalutazione automatica pensioni – La rivalutazione automatica non viene totalmente concessa per le pensioni che superano cinque volte l’importo minimo ( importo minimo che nel 2011 è stato di 467 euro).

Per i pensionati che percepiscono una pensione compresa tra tre e cinque volte il livello minimo, viene concessa un rivalutazione del 70 per cento del totale.

In sostanza i pensionati che hanno una pensione compresa tra 1382,91 euro e 2304,85 euro avranno quindi una rivalutazione solo parziale.

Contributo solidarietà pensioni – Allo stato attuale con l’approvazione della legge 148 del 2011 il contributo di solidarietà è stato rimodulato e viene previsto per alcuni dipendenti pubblici e pensionati con pensioni di importo elevato. Il contributo di solidarietà viene previsto per tutti i lavoratori dipendenti che guadagnano oltre 300.00 euro  ( aliquota del 3 per cento). Inoltre rimane in vigore il contributo di solidarietà per i dipendenti pubblici e per i pensionati che guadagnano più di 90.000 euro l’anno. Infatti il Dl 98 del 2011 ha introdotto a partire dal 1° agosto 2011 un prelievo del 5 per cento per quanti hanno pensioni tra i 90.000 e i 150.000 euro annui, ed un prelievo del 10 per cento per quanti superano i 150.000 euro all’anno. Tale importo si riferisce alla totalità dei contributi versati dall’inps, dall’inpdap o anche i trattamenti corrisposti ai vecchi dipendenti delle regioni a statuto speciale.

 

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