Pensioni donne: dietrofront del governo sull’opzione donna?

Si spengono le speranze per l’opzione donna: la riforma delle pensioni donne salta? Ecco gli aggiornamenti da Palazzo Chigi

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Che senso ha parlare di riforma delle pensioni e uscita flessibile quando l’opzione donna, ovvero una delle poche misure per agevolare la pensione anticipata dietro penalizzazione che già esiste, rischia di saltare a breve? Quanto può essere credibile un governo che promette di riformare le pensioni secondo criteri più equi ed umani e poi rende più rigidi i requisiti di accesso alle pensioni donne ostacolando la proroga della sperimentazione in atto sulla previdenza femminile? Di recente Renzi aveva promesso che il governo si sarebbe mosso per permettere alle donne prossime alla pensione di fare le nonne a tempo pieno e godersi i nipotini. Che fine faranno gli 1,3 miliardi stanziati e non ancora utilizzati? La questione dell’opzione donna tiene con il fiato in sospeso migliaia di donne.

Opzione donna: fino a quando è garantito l’accesso

Facciamo un breve passo indietro per comprendere perché l’opzione donna avrebbe bisogno di una proroga. Questa possibilità per la pensione delle donne viene introdotta per la prima volta nel 2004: l’idea alla base è quella di abbassare i requisiti di accesso alla pensione a 57 anni (58 per le autonome) e 35 di contributi a fronte dell’applicazione del metodo contributivo sull’assegno. A conti fatti la penalizzazione ammonta al 25-30%. Per questa sperimentazione sono stati stanziati in prima battuta due miliardi di euro. Secondo le stime di Cesare Damiano però sono stati spesi solo 321 milioni di euro. Perché non usare il tesoretto della differenza per prorogare l’opzione donna e garantire alle lavoratrici vicine all’età pensionabile una finestrella di uscita anticipata dietro penalizzazione?

Opzione donna: le escluse e le richieste al governo

La legge inizialmente prevedeva la possibilità di pensione anticipata per tutte le lavoratrici che avessero maturato i requisiti di prepensionamento entro il 2015.

L’Inps in seguito ha imposto un’interpretazione più restrittiva che di fatto ha escluso chi non ha maturato età e versamenti entro l’agosto del 2014. Stiamo parlando di circa settemila lavoratrici che hanno fatto richiesta ma sono state tagliate fuori arbitrariamente.

Opzione donna: le ultime dichiarazioni di Damiano

Sul punto è intervenuto anche Cesare Damiano che ha rispolverato la proposta della quota 97 per la riforma delle pensioni (62 anni più 35 di contributi e penalizzazione dell’8% sull’assegno). Renzi finora ha rimandato il problema ribadendo che c’è ancora tempo. Il Presidente della Commissione Lavoro ha sollevato invece la necessità di agire da subito per essere pronti in vista della prossima legge di Stabilità. La Ragioneria di Stato chiede garanzie sulla copertura finanziaria per la suddetta manovra eppure, insiste Damiano, se si considera il tesoretto accumulato con la sperimentazione, l’opzione donna potrebbe di fatto essere prorogata a costo zero.

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