Pensioni di invalidità e assegni sociali: raffica di sospensioni Inps

Cosa bisogna fare per non intercorrere nella revoca della pensione da parte dell'Inps

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Cosa bisogna fare per non intercorrere nella revoca della pensione da parte dell'Inps

Il nuovo anno in materia di pensioni inizia non solo con l’entrata in vigore di diverse disposizioni relative alla riforma delle pensioni ma anche con una circolare Inps che dà notizia della sospensione di alcune decine di migliaia di prestazioni legate al reddito come assegni sociali, pensioni ai superstiti, pensioni di invalidità e pensioni integrate al minimo.

(Riforma Pensioni, anzianità e contributivo: cosa cambia)

L’intervento , i cui numeri sono ancora da definire visto che la circolare parte di decine di migliaia di sospensioni, ha riguardato l’invio di alcuni avvisi di sospensione a tutti coloro che non hanno fatto pervenire direttamente all’ente il richiesto modello previdenziale Red 2009. 

 

LETTERA INPS SOSPENSIONE PENSIONE: COSA FARE

La lettera inviata dall’istituto di previdenza concede ai destinatari 60 giorni di tempo per comunicare i dati mancanti. Occorre presentare pertanto una domanda di ricostituzione pensione, nella quale viene fornita la situazione reddituale dell’intero nucleo familiare con riferimento all’anno 2009 e 2010. Se dai dati forniti viene confermato il possesso dei requisiti verranno anche erogati gli arretrati, mentre in caso contrario dopo i 60 giorni di sospensione l’istituto procederà con la revoca dell’intero trattamento legato al reddito.

Dai dati in possesso dell’istituto sono circa 10 milioni le persone che per la propria ridotta disponibilità di reddito, o per una bassa disponibilità legata all’intero nucleo familiare, hanno diritto ad un trattamento previdenziale o assistenziale. Tutti questi soggetti sono quindi titolari di un assegno di invalidità, di una pensione sociale o di invalidità civile, di una pensione ai superstiti o pensioni integrate al minimo o trattamenti di famiglia. La verifica dei redditi è in ogni caso predisposta dall’Inps effettuando una richiesta in merito ai redditi conseguiti dal titolare della prestazione oltre che dell’intero nucleo familiare. Tale tipo di comunicazione può essere inviata direttamente all’Inps oppure effettuata tramite l’ausilio di personale dipendente dei patronati.

Nel caso tale invio non venga effettuato dal contribuente, sarà la stessa amministrazione finanziaria a comunicare i dati direttamente all’ente previdenziale.

Infatti grazie ad un recente provvedimento il fisco è tenuto, dal 1° gennaio 2010, a comunicare all’Inps i dati contenuti all’interno delle banche dati, sia relativi ai titolari, che ai coniugi e familiari. Tale possibilità è concessa per tutti i titolari di prestazioni previdenziali residenti in Italia.

Pertanto se sia l’amministrazione che il contribuente non forniscano i dati entro i 60 giorni successivi alla sospensione, si procederà sia alla revoca definitiva della prestazione sia al recupero di tutte le somme erogate a questo titolo nell’anno in corso in cui dovrebbe essere resa la dichiarazione.

Occorre in ogni caso ricordare come l’istituto di previdenza, con comunicazione 18295 del 26 settembre 2011, avesse in ogni caso illustrato le operazioni di invio della comunicazione di sollecito prevedendo in caso di mancata comunicazione alla sospensione delle prestazioni , come previsto dall’articolo 13, comma 6 della legge 122 del 2010.

 

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