Pensioni, dal 2021 più pensionati che lavoratori pubblici

Più pensionati che dipendenti pubblici, fotografia drammatica di uno Stato in difficoltà a causa delle scellerate riforme pensionistiche del 2012.

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Più pensionati che dipendenti pubblici, fotografia drammatica di uno Stato in difficoltà a causa delle scellerate riforme pensionistiche del 2012.

Più pensionati che dipendenti pubblici. Dal prossimo anno il rapporto fra chi lavora alle dipendenze dello Stato e chi è in pensione potrebbe invertirsi per la prima volta.

E’ il ritratto di un Paese in declino che subisce l’effetto del taglio delle pensioni della Fornero e delle uscite a valanga previste da quota 100, ma che contestualmente ha ridotto le assunzioni nel pubblico impiego. Effetto anche di una crisi economica che parte da lontano e di una sempre maggiore informatizzazione e automazione dei servizi per i quali l’organi di oggi non può essere uguale a quello di 40 anni fa.

In Italia, meno dipendenti pubblici che in altri Paesi Ue

Così, entro il 2021 la P.A. italiana potrebbe avere più pensionati che dipendenti, per il continuo calo del personale e un equilibrio fra ingressi e uscite che, nonostante lo sblocco del turnover, non è ancora stato raggiunto. A fronte di 3,2 milioni di impiegati pubblici italiani (in termini assoluti il 59% in meno di quelli francesi, il 65% di quelli inglese, il 70% di quelli tedeschi) i pensionati pubblici sono già 3 milioni. Un numero in crescita costante e destinato a salire perché i “pensionabili” oggi sono molti: 540 mila dipendenti hanno già compiuto 62 anni di età (il 16,9% del totale), mentre 198 mila hanno maturato 38 anni di anzianità.

I dati del Forum P.A. 2020-2021

E’ quanto evidenzia la ricerca sul lavoro pubblico presentata oggi in apertura di “Forum P.A. 2020 – Resilienza digitale“. La pensione anticipata è stata parzialmente accelerata da quota 100, nel 2019 sono uscite anticipatamente dalla P.A. 90 mila persone, ma è comunque prassi comune: il 57,7% dei pensionati pubblici attuali ha optato per il ritiro anticipato, solo il 13,7% per raggiunti limiti di età.

Risultato: solo dal 2018 a oggi sono andati in pensione 300 mila dipendenti pubblici a fronte di circa 112 mila nuove assunzioni e 1.700 stabilizzazioni di precari, nel solo 2018. C’è lo sblocco del turnover, ma le procedure sono lente e la media dei tempi tra emersione del bisogno e effettiva assunzione dei vincitori dei concorsi è di oltre 4 anni. E così, con in più il blocco imposto dal Covid-19, da settembre del 2019 ad oggi sono state messe a concorso meno di 22 mila posizioni lavorative: di questo passo ci vorrebbero oltre dieci anni a recuperare i posti persi.

In Italia, i dipendenti pubblici sono over 50

La fotografia tracciata dall’indagine è quella di una P.A. anziana, in cui l’età media del personale è di 50,7 anni, con il 16,9% di dipendenti over 60 e appena il 2,9% under 30. In questo scenario, c’è un’importante novità: il ricorso (forzato) allo smart working durante l’emergenza Covid-19 per la gran parte dei dipendenti pubblici è stata un’esperienza positiva, che ha portato in qualche caso addirittura a un aumento di produttività: per 7 lavoratori su 10 è stata assicurata totale continuità al lavoro, per il 41,3% l’efficacia è persino migliorata; per il 61% la nuova cultura di flessibilità e cooperazione prevarrà anche finita l’emergenza.

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