Pensioni: chi andrà in pensione nel 2020 con meno di 60 anni di età

Tutte le alternative del 2020 per lasciare in anticipo il lavoro senza seguire le regole della riforma Fornero.

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Tutte le alternative del 2020 per lasciare in anticipo il lavoro senza seguire le regole della riforma Fornero.

Per ogni anno che passa cambiano i requisiti per andare in pensione. E mentre si discute animosamente su come riformare il sistema pensionistico nei prossimi anni, dal 2020 saranno molti i lavoratori che potranno ritirarsi dal lavoro senza dover aspettare i requisiti previsti dalla riforma Fornero che, per la pensione di vecchiaia, richiede il compimento di 67 anni di età.

Per molti c’è ancora la possibilità di ricorrere a forme di pensionamento anticipato, visto che il Parlamento non ha modificato né Quota 100, né Ape Social, né Opzione Donna. Chi, invece, ha iniziato a lavorare in età precoce, a 18 anni, e ha maturato più di 40 anni di contributi potrà optare per il pensionamento anticipato secondo le regole della riforma Fornero. Vale a dire, possono andare in pensione gli uomini e le donne che hanno accumulato rispettivamente 42 e 10 mesi e 41 anni a 10 mesi di contributi. In altre parole, potranno lasciare il lavoro quest’anno uomini che hanno compiuto 60/61 anni e donne che hanno compiuto 59/60 anni di età.

In pensione con quota 100

Per quanto riguarda quota 100, potranno lasciare il lavoro tutti coloro che quest’anno compiranno 62 anni di età e matureranno 38 anni di contributi, quindi tutti coloro che sono nati nel 1958. L’età si riduce a 61 anni e 10 mesi per i lavoratori che hanno svolto lavori usuranti, mentre per le lavoratrice scende a 58 anni (se dipendenti) o a 59 anni (se autonome). La misura di pensionamento anticipato andrà ad esaurirsi il prossimo anno poiché è stata istituita in via sperimentale per tre anni e il 2020 è già il secondo.

Ape Social

La misura di pensionamento anticipato riguarda tutti coloro che quest’anno compieranno 63 anni e cioè i nati nel 1957.

I lavoratori interessati dovranno però possedere particolari requisiti relativi alle condizioni disagiate personali. All’Ape Social, infatti, hanno infatti accesso solo determinate categorie di soggetti, ovvero: i disoccupati, coloro che assistono familiari disabili, persone con un’invalidità riconosciuta pari almeno al 74% e chi ha svolto lavori pesanti/usuranti e vanta dalla sua almeno 36 anni di contributi. Anche l’Ape Social, come quota 100, resterà in vigore fino al 2021, poi terminerà essendo stata istituita in via sperimentale.

Opzione donna

Anche questa è una forma di pensionamento anticipato e riguarda le donne al lavoro. I requisiti per avere diritto all’opzione donna sono quelli di aver maturato un’anzianità contributiva pari a 35 anni al 31 dicembre 2018 e un’età anagrafica di almeno 58 anni per le dipendenti e 59 anni per le lavoratrici autonome, sempre al 31.12.2018. La pensione verrà quindi erogata dopo 12 mesi dalla presentazione della domanda per le lavoratrici dipendenti e 18 mesi per quelle autonome. Tale opzione potrà essere esercitata in qualsiasi momento successivo alla maturazione dei requisiti, quindi anche a distanza di mesi qualora la lavoratrice volesse proseguire con l’attività lavorativa. Questo tipo di pensione è penalizzante nella misura, però, perché il calcolo dell’assegno avviene solo col metodo contributivo. Qualora l’assicurato non potesse far valere contributi a sufficienza per il raggiungimento dei 35 anni di copertura, dovrà chiedere all’Inps la migrazione dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo delle settimane lavorate (se ne ha) anche prima di tale data. Questo perché la legge prevede che i contributi versati prima del 1996 siano validi per il sistema di calcolo retributivo e quindi non valgono per ottenere la pensione secondo quanto previsto da opzione donna.

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