Pensioni: buio pesto sulla riforma, Orlando convoca i sindacati

Ancora nessuna ipotesi concreta sulla riforma pensioni per il dopo quota 100. Sindacati e governo presto al tavolo delle trattative.

di , pubblicato il
andrea-orlando

Sulla riforma pensioni regna l’incertezza totale. Il governo non sa che pesci pigliare per il dopo quota 100 e ogni strada per evitare lo scalone con le regole della Fornero sembra impraticabile per via dei costi.

Così, in piena estate, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha deciso di convocare i sindacati, da sempre contrari a qualsiasi forma di taglio. Un incontro che quasi sicuramente non partorirà una soluzione stante le posizioni diametralmente opposte.

La riforma pensioni e il rischio Fornero

A pochi mesi dalla presentazione della legge di bilancio 2022, nella quale andrà inserita la riforma pensioni, ancora non si sa cosa fare. Il punto nodale sono i costi per le pensioni anticipate. Fatta salva opzione donna che probabilmente sarà prorogata, insieme ad Ape Sociale, tutto il resto ha costi proibitivi.

Con la pandemia lo Stato si è indebitato fino al collo e male. Troppi bonus a pioggia e il ricorso massiccio alla Cig stanno spingendo il debito pubblico a livelli siderali. Per cui, trovare altri fondi per sostenere le uscite anticipate dal lavoro è impresa titanica.

Quota 41, che sembrava la soluzione ideale, costa troppo: 4,3 miliardi nel 2022 e il doppio nel giro di pochi anni. Soldi che non possono essere recuperati se non tagliando altri ceppi di spesa pubblica ai quali in questo momento è impossibile mettere mano

Il governo punta così i piedi per superare quota 100 introducendo un sistema che penalizzi coloro che chiedono la pensione anticipata. In altre parole, un taglio della pensione se si decide di lasciare il lavoro prima dei 67 anni di età.

Regime retributivo nel mirino

Così l’unica strada percorribile per mantenere in equilibrio la spesa pensionistica pare sia quella di favorire l’uscita solo facendo leva sul sistema di calcolo contributivo.

Meno oneroso, ma penalizzante per i lavoratori.

Ma la posizione dei sindacati è abbastanza chiara: nessun taglio alle pensioni. Se quota 100 ha dato la possibilità a migliaia di lavoratori di lasciare il lavoro a 62 anni di età con 38 anni di contributi, non si può pensare improvvisamente di tornare alla Fornero.

La soluzione, costi quel che costi, deve essere trovata a metà strada per impedire lo scalone a 67 anni per uomini e donne.

Argomenti: ,