Quanto spendiamo in pensione complementare e assicurazioni sanitarie e quanto rendono

La paura e le incertezze per pensioni e sanità spingono gli italiani verso la previdenza privata. Spesi nel 2020 quasi 100 miliardi per assistenza e fondi integrativi.

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La paura spinge la gente a risparmiare, ma anche ad essere più previdenti. Il futuro incerto delle pensioni e l’aumento del costo della vita mettono le alti al welfare privato. Nonostante quello pubblico italiano sia fra i più alti al mondo.

Nel 2020 la spesa per la previdenza privata a carico delle famiglie per integrare le prestazioni pubbliche di pensioni, sanità e assistenza è stata pari a 98,5 miliardi di euro. I dati sono stati diffusi dal centro studi e ricerche di Itinerari Previdenziali.

Previdenza privata in aumento

Più nel dettaglio, di questi 98,5 miliardi di euro, il 46% è destinato alla sanità e solo una parte minore alle pensioni. Buona parte, circa il 34%. è speso per la “non autosufficienza”, cioè l’assistenza domiciliare e residenziale (33,38 miliardi). Altri 16,5 miliardi, il 17% circa, è speso per la previdenza complementare, mentre il resto va in protezioni assicurative individuali (3,2 miliardi).

In pratica, sempre più italiani si affidano alla previdenza complementare ritenendo insufficiente quella pubblica. In ogni caso preferiscono affidarsi a gestori e compagnie di assicurazione i cui meccanismo di tutela sono meno farraginosi di quelli pubblici.

Lo Stato è visto, in questo senso, sempre meno garante dei bisogni di una popolazione che invecchia rapidamente i cui costi di assistenza stanno diventano insostenibili. All’orizzonte si intravede un clima sempre più incerto, a cominciare da quello legato alle pensioni.

Le pensioni complementari

Sempre secondo il centro studi di Itinerari Previdenziali, la previdenza complementare nel 2020 ha registrato una crescita dei contributi versati dagli iscritti ai fondi pensione del 2,4%. Per un totale di 16,5 miliardi di euro.

Al netto della deducibilità fiscale, la spesa complessiva è risultata di 12 miliardi di euro evidenziando anche un incremento degli iscritti ai fondi pensione negoziali aperti e chiusi.

Fondi che, alla fine del 2021, hanno visto le risorse superare la soglia di 210 miliardi pari al 12% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie.

Tutto merito dei rendimenti e delle prospettive sempre più cupe delle pensioni pubbliche. Cresce anche il numero degli iscritti, nonostante la pandemia ne abbia frenato le adesioni in conseguenza delle ripercussioni negative sull’occupazione.

Nel 2021 i rendimenti dei fondi pensione hanno battuto nettamente quelli offerti da TFR e TFS attirando sempre più iscritti a forme di previdenza integrativa. Una forma di assistenza ritenuta ormai indispensabile per i giovani lavoratori.

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