Pensioni: assegni Inps più bassi a gennaio per errore su 100.000 pensionati

100.000 pensionati hanno ricevuto assegni più leggeri a gennaio per un errore tecnico di calcolo. L’Inps promette che il problema sarà risolto al più presto.

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100.000 pensionati hanno ricevuto assegni più leggeri a gennaio per un errore tecnico di calcolo. L’Inps promette che il problema sarà risolto al più presto.

Pensione più leggera a gennaio? Per migliaia di pensionati il nuovo anno è iniziato con un’amara sorpresa: l’Inps ha corrisposto un assegno pensionistico più basso rispetto ai mesi precedenti per errore nella fase di calcolo.

Come noto, ormai, i calcoli degli assegni, delle rivalutazioni e dei conguagli delle pensioni avvengono in maniera automatica, salvo poi intervenire per rettificare eventuali errori che il software di calcolo ha commesso in fase di elaborazione dei dati contabili.

Ma, tant’è e al pensionato sono venuti a mancare dei soldi a cavallo fra il 2019 e 2020.

Pensioni, assegno più leggero a gennaio

Così, è accaduto che per circa 100.000 assegni pensionistici di importo compreso fra 1.405 e 2.010 euro erogati nel mese di gennaio manche qualche decina di euro. Ai malcapitati sarebbero stati detratti gli aumenti del governo Renzi e pagati lo scorso anno, con la rivalutazione dell’assegno errata anche per il 2020. Un errore di tipo tecnico – fa sapere l’Inps – ma di cui non bisogna preoccuparsi poiché la restituzione avverrà “probabilmente” nei mesi di marzo o aprile 2020. I pensionati non devono presentare alcuna richiesta specifica all’Inps. Problema che ha riguardato in particolar ei pensionati della regione Umbria.

Le proteste dei sindacati

Effettivamente – dice Roberto Panico, direttore dell’Inca Cgil Umbria – abbiamo riscontrato che chi aveva usufruito del cosiddetto ‘bonus Poletti’, nel ricalcolo effettuato dall’istituto si è visto annullato il bonus del 2019, cosa che ha comportato un debito nei confronti dell’inps, e si è visto disapplicare il bonus nel 2020, con conseguente diminuzione della pensione. Ora, l’Inps ha già riconosciuto l’errore e ha fatto sapere che provvederà a ricalcolare quanto prima tutte le pensioni, tuttavia noi suggeriamo a chi avesse riscontrato queste anomalie di rivolgersi ai nostri uffici per segnalare il singolo caso alla sede territoriale dell’istituto e accelerare così la restituzione di quanto dovuto“.

Cosa deve fare il pensionato

L’errore – come specificato dall’Inps – sarà sanato al più presto, ma si sa che i tempi tecnici potrebbero non essere quelli prospettati dall’Istituto che dovrà vagliare tutte le posizioni da correggere.

In questo caso, la correzione non sarà automatica e quindi servirà l’intervento degli operatori. Sul caso ha preso posizione la deputata del Pd Debora Serracchiani, la quale dichiara: “L’Inps corregga subito l’errore nel calcolo delle pensioni e si scusi con le migliaia di persone danneggiate ricevendo meno del dovuto. L’Inps è al servizio dei cittadini, non sono accettabili errori di questo tipo, ancor meno un silenzio che sembra arroganza“. Dal punto di vista del pensionato, invece, non ci sarà nulla da fare. Chi si è visto non corrispondere l’importo dovuto dovrà solo aspettare che l’Inps corregga l’errore, salvo verificare che ciò avvenga in tempi ragionevoli. Anche i sindacati fanno sapere che non serve protestare presso gli uffici Inps e nemmeno segnalare il proprio nominativo poiché l’Istituto già conosce l’elenco dei pensionati che sono stati penalizzati.

L’Inps paghi l’errore con gli interessi

In proposito, secondo Serracchiani, “l’Inps deve dare immediatamente dettagliata informazione su tempi e modi del rimborso a chi non ha percepito il dovuto. A parti invertite, quando è un cittadino a dovere anche una piccola cifra allo Stato, finisce in una morsa che calcola i minimi interessi sul ritardo. Faccia lo stesso l’Inps con i pensionati e valuti il danno del ritardo. Come apprendiamo oggi dal presidente dell’Inps Giuseppe Tridico – conclude Serracchiani – è in corso una riorganizzazione dell’Ente: speriamo che possa contribuire ad evitare il ripetersi di simili brutti errori, oltre a eliminare sacche di privilegio nella dirigenza pubblica“.

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