Pensioni, Ape Sociale: via libera dell’Inps alle domande 2020

Pubblicata la circolare Inps con la quale si forniscono le istruzioni per presentare la domanda di Ape Sociale. Requisiti e date di scadenza per il 2020.

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Pubblicata la circolare Inps con la quale si forniscono le istruzioni per presentare la domanda di Ape Sociale. Requisiti e date di scadenza per il 2020.

Via libera dell’Inps alla presentazione delle domande di pensione anticipata secondo le regole previste per Ape Sociale (legge 232 del 2016). Con messaggio numero 35 del 12 marzo 2020, l’Inps ha infatti confermato l’estensione del periodo sperimentale dell’Ape Sociale al 31 dicembre 2020.

Allo scopo, la presentazione delle domande per la verifica dei requisiti che danno diritto all’Ape Sociale per il 2020 è fissata in tre date: 31 marzo, 15 luglio e 30 novembre. Ma che cos’è esattamente l’Ape Sociale? Si tratta di un sussidio economico calcolato sulla base dei contributi versati all’Inps che viene erogato fino al raggiungimento dell’età pensionabile. L’Ape Sociale è rivolta solo a determinate categoria di lavoratori in condizioni di svantaggio sociale.

Che cosa è l’Ape sociale e a quanto ammonta

L’Ape Sociale è un’indennità economica, una sorta di sostegno al reddito fino al raggiungimento dell’età pensionabile. L’importo è calcolato in base all’ammontare del futuro trattamento pensionistico di vecchiaia cui avrà diritto il richiedente nel limite massimo di 1.500 euro lordi (non rivalutabile) per 12 mensilità ed è soggetto alla tassazione ordinaria. Ne hanno diritto sia i lavoratori dipendenti che quelli parasubordinati e gli autonomi, mentre restano esclusi coloro che appartengono a casse dei liberi professionisti. In caso di contribuzione presente in varie gestioni, il calcolo della pensione avverrà pro-quota con le regole di ciascuna gestione per i periodi ivi maturati.

I requisiti necessari

Possono accedere all’Ape Sociale coloro che siano iscritti alle varie gestioni Inps, che abbiano raggiunto i 63 anni di età, abbiano cessato il lavoro, siano residenti in Italia e siano in una delle seguenti quattro condizioni:

  • Avere almeno 30 anni di contributi ed essere in stato di disoccupazione
  • Avere almeno 30 anni di contributi e al momento della richiesta di Ape sociale assistere da almeno sei mesi il coniuge, la persona con cui è contratta l’unione civile o un parente di primo grado convivente(genitori o figli) con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art.
    3 comma 3 legge 104/1992
  • Avere almeno 30 anni di contributi ed essere riconosciuto invalido dalle commissioni di invalidità civile almeno al 74%.
  • Avere almeno 36 anni di contributi e svolgere alla data della domanda di Ape sociale da almeno sei anni in via continuativa una o più delle attività gravose sotto elencate.

Per quanto riguarda le donne, è prevista una riduzione dei requisiti contributivi richiesti per l’accesso all’Ape Sociale, pari a 12 mesi per ciascun figlio.

Come presentare la domanda

La domanda di riconoscimento dei requisiti può essere scaricata dal sito web Inps.it e deve essere presentata alla sede Inps di residenza. L’Istituto verifica la sussistenza dei requisiti e comunica all’interessato a) il riconoscimento delle condizioni indicando la prima decorrenza utile se è sufficiente la copertura finanziaria rispetto al monitoraggio, b) il riconoscimento delle condizioni con differimento dell’Ape in caso di insufficiente copertura finanziaria. In questa ipotesi solo dopo il monitoraggio verrà comunicata la data utile, c) il rigetto della domanda se non sussistono i requisiti. La vera e propria domanda di accesso all’Ape si presenta all’INPS di residenza dopo aver ottenuto la risposta in ordine alla sussistenza delle predette condizioni.

Decadenza

L’Ape Sociale decade al raggiungimento dei requisiti per la pensione. Tuttavia la decadenza scatta anche qualora il beneficiario realizzi redditi da lavoro per i quali ci sono dei limiti prefissati dalla legge: 8.000 euro per attività di lavoro subordinato, parasubordinato o occasionale; 4.800 euro in caso di redditi da lavoro autonomo. Il diritto decade anche in caso di percezione di trattamenti di disoccupazione da parte dell’Inps (Naspi) o all’indennizzo da cessazione di attività commerciale.

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