Pensioni: anche la Svizzera verso l’aumento dell’età pensionabile

In Svizzera le pensioni arrivano a 64 anni, ma presto succederà come in Italia. Una riforma che interessa anche molti lavoratori italiani.

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In Svizzera le pensioni arrivano a 64 anni, ma presto succederà come in Italia. Una riforma che interessa anche molti lavoratori italiani.

Non c’è solo l’Italia a dover fare i conti con le pensioni che costano troppo. Anche la virtuosa Svizzera è alle prese con il proprio sistema pensionistico che rischia di andare fuori giri.

Il problema interessa da vicino anche l’Italia, visto che molti connazionali lavorano in Svizzera e si apprestano ad andare in pensione. Non parliamo dei frontalieri, ma di coloro che hanno trascorso gran parte della loro carriera lavorativa nella Confederazione.

Svizzera: verso l’aumento dell’età pensionabile

Ebbene cosa sta succedendo? Il Parlamento svizzero a breve prenderà in esame la proposta di legge per innalzare la pensione di vecchiaia a 65-66 anni per poi agganciarla alla speranza di vita come avviene in Italia. Al momento si va in pensione a 64 anni per le donne e 65 per gli uomini, ma si può uscire in anticipo di un paio di anni.

In prospettiva, quindi, l’età pensionabile verrebbe alzata a 66 anni entro il 2032 per arrivare a 67 nel 2043 e a 68 nel 2054. Una riforma che dovrebbe garantire a tutti una pensione dignitosa per almeno il 20% della loro vita.

Secondo uno studio condotto da UBS, la riforma non sarebbe più rinviabile stante lo stato precario di salute delle finanze. Il futuro delle pensioni AVS sarebbe minacciato – secondo i banchieri – dal tendente calo del gettito contributivo derivante dal crollo demografico.

Pensioni e aspettativa di vita

In buona sostanza, meno nascite significa meno lavoratori e quindi meno contributori per il sistema pensionistico federale. In pratica, oggi, per 44 anni di attività ci sono 22 anni di pensione da mantenere. Nel 1948, quando nacque l’AVS, per ogni 44 anni di attività si mantenevano 12,5 anni di pensione.

E’ evidente che il miglioramento delle aspettative di vita, se da un lato ha portato benessere sociale, dall’altro crea squilibri economici da dover sanare.

Pertanto, non potendo intervenire sulla natalità, è necessario allungare il periodo di contribuzione dei lavoratori. Cioè tenerli al lavoro qualche anno in più.

In questo modo i contributi versati risulterebbero più elevati perché si allungherebbe il periodo di versamento e al contempo le pensioni sarebbero ridotte visto che se ne godrebbe per meno tempo.

Il meccanismo che lega l’aspettativa di vita all’età pensionabile era già stato proposto nel 2012, ma poi fu abbandonato. Questa volta, però, la svolta sembra inevitabile.

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