Pensioni, allarme INPGI: soldi solo per 2 anni, poi?

L'allarme INPGI arriva dal Cda dell'Istituto di previdenza dei giornalisti che, il 12 maggio, si è appellato al premier Mario Draghi.

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L'allarme INPGI arriva dal Cda dell'Istituto di previdenza dei giornalisti che, il 12 maggio, si è appellato al premier Mario Draghi.

Liquidità in cassa ancora per due anni. Poi, l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani non sarà più in grado di pagare le pensioni. L’allarme INPGI arriva dal Cda dell’Istituto di previdenza dei giornalisti che, il 12 maggio, si è appellato al premier Mario Draghi.

Bisogna scongiurare il rischio pensioni di tanti giornalisti.

La riserva tecnica di liquidità nelle casse dell’Istituto si sta inesorabilmente consumando: ancora 2 anni a poi?

La situazione drammatica dell’INPGI non è una novità: è nota da tempo all’esecutivo ma il conto alla rovescia intensifica le paure.

Pensioni, allarme INPGI: il Cda chiede un segnale al Governo Draghi

Il Cda dell’Istituto, guidato da Marina Macelloni, riferisce sul disavanzo di 242 milioni di euro con cui si è chiuso il bilancio 2020. “La scadenza del 30 giugno, ultimo termine dello scudo del commissariamento, si avvicina”.

Il Cda chiede un segnale dal Governo Draghi per trovare una soluzione ad un problema strutturale legato alle dinamiche del mercato del lavoro. Nel corso degli anni, l’Istituto ha dovuto farsi carico delle pensioni e degli ammortizzatori sociali dei professionisti dell’informazione. Ha sostenuto l’editoria durante una crisi senza precedenti.

Oggi, l’Inpgi chiede al governo di riaprire il tavolo politico attivato a febbraio 2020 e poi interrotto.

Il piano proposto dall’INPGI

In cerca di soluzioni, a fine gennaio l’INPGI ha avanzato una proposta. Si tratta di un piano in 5 punti per salvare le pensioni dei giornalisti a patto che il Governo si impegni ad anticipare le misure strutturali inserite nel Decreto Crescita (ampliamento della platea contributiva ai comunicatori prevista dal 2023). Le 5 misure socialmente sostenibili prevedono tagli a pensioni, prestazioni, ai costi dell’Istituto e degli amministratori.

Ecco, in dettaglio, i 5 punti del piano proposto:

– introduzione, per 5 anni, di un contributo straordinario (1%) a carico dei giornalisti attivi e pensionati;

– sospensione delle prestazioni facoltative (sussidi, case di riposo, super invalidità);

– revisione del limite di reddito cumulabile con la pensione con soglia di 5mila euro all’anno;

– abbattimenti percentuali per pensioni liquidate con requisiti inferiori a quelli previsti dalla Legge Fornero pari a 0,25% al mese;

– riduzione dei costi strutturali per almeno il 5% e dei costi degli Organi collegiali (10%).

Si tratta di misure che da sole non bastano a salvare le pensioni e l’autonomia dei giornalisti italiani e mettere in sicurezza i conti.

I tempi sono stretti, bisogna trovare in fretta una soluzione strutturale e condivisa.

L’Ordine dei giornalisti invita il governo a riformare la Legge 69/1963

Non poteva mancare la reazione dell’Ordine dei giornalisti, il cui Consiglio nazionale sollecita il Governo ad intervenire su questa realtà previdenziale complessa che incide anche sulla libertà di stampa.

Il Cnog chiede di garantire l’autonomia dell’INPGI, misure per assicurare al giornalismo prestazioni previdenziali e di welfare adeguate, politiche di sostegno all’editoria.

Invita il Parlamento a riformare la vecchia Legge 69/1963, ormai inadeguata.

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