Pensioni a rischio con crollo Pil, il governo interviene

Il crollo del Pil avrà ripercussioni sulle pensioni future. Il governo è pronto a intervenire sulla svalutazione dei contributi.

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Il crollo del Pil avrà ripercussioni sulle pensioni future. Il governo è pronto a intervenire sulla svalutazione dei contributi.

Il governo è pronto a difendere le pensioni. Con il rischio di un nuovo lockdown nazionale che farebbe precipitare l’economia nel baratro, la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha annunciato nuove misure a difesa delle pensioni.

Come noto, le pensioni future (non quelle già liquidate) sono legate all’andamento del Pil. Se questo scende, anche gli assegni tenderanno a diminuire poiché la rivalutazione del montante contributivo è legato all’andamento economico del Paese. Un problema che nell’immediato non verrà avvertito, ma si farà sentire fra qualche anno.

La riforma delle pensioni del 1995 fatta dal governo Dini prevede, infatti, che il montante contributivo si rivaluti in base all’andamento del Pil. Più precisamente quella parte di montante che ricade nei versamenti previsti per il calcolo contributivo, cioè effettuati dal 1996 in poi. E chi più ne ha, più sarà soggetto alle variazioni dell’economia del Paese.

Il crollo del Pil italiano e le pensioni

Per quest’anno è previsto un crollo del Pil di circa il 10%. Un disastro che non ha paragoni col passato se non ai tempi dell’immediato secondo dopoguerra. E il rischio è che la crisi pandemica possa prolungarne gli effetti nel tempo.

Detto ciò, il montante contributivo non recepisce nell’immediato le variazioni positive o negative del Pil. La legge prevede che i contributi versati per le pensioni sono annualmente rivalutati in base all’andamento della crescita nominale del prodotto interno lordo degli ultimi 5 anni (il cd. tasso di capitalizzazione). Pertanto, le variazioni negative del Pil di quest’anno  non impatteranno sul montante contributivo per i prossimi tre anni. Ma inizieranno a farsi sentire a partire dal 2023, per cui chi andrà in pensione da quella data in poi dovrà mettere in conto una diminuzione della propria pensione.

Gli ammortizzatori

Dopo la crisi del 2008-2009, per non penalizzare eccessivamente i lavoratori che andranno in pensione, nel 2015 è stato introdotto un sistema di ammortizzatori alle rivalutazioni delle pensioni (decreto Poletti). In pratica, il governo ha introdotto dei limiti agli eccessi negativi del Pil. Secondo il DL numero 65 del 2015,

 “il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo, come determinato adottando il tasso annuo di capitalizzazione, non può essere inferiore a uno, salvo recupero da effettuare sulle rivalutazioni successive”.

In altre parole, la variazione negativa del Pil verrà spalmata sulla rivalutazione del montante contributivo negli anni successivi. Ma non sarà cancellata. Ora il governo Conte vorrebbe introdurre un ulteriore freno alla “svalutazione” del montante contributivo, considerato il periodo congiunturale eccezionale.

Per farlo evitando così un salto negativo delle pensioni a partire dal 2023, serviranno soldi. Quanto non è ancora dato sapere, ma lo Stato dovrebbe intervenire tanto più energicamente quanto più il Pil impatterà negativamente sul montante contributivo. In sostanza, bisognerà puntellare i contributi versati.

Quanto si perde di pensione con il crollo del Pil

In sostanza, posto che la crescita dei Pil italiano sarà molto negativa e, nelle migliori delle ipotesi, anemica per i prossimi anni, a quanto potrebbe ammontare la riduzione dell’assegno delle pensioni in futuro? Secondo le simulazioni degli esperti, la perdita di rivalutazione del montante nella parte contributiva potrebbe sfiorare il 2,5%, con una perdita potenziale del 1,6% rispetto a quest’anno su una pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi versati prima del 1996. Fatto 1.000 euro l’importo dell’assegno, si tratterebbe di 16 euro al mese. Ma è evidente che il trascorrere del tempo non gioca a favore dei futuri pensionati che potranno solo sognare le pensioni percepite dai loro genitori.

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