Pensioni 2022: perché dopo Quota 100 bisogna difendere i lavori più gravosi

Dal 2022 pensioni anticipate in base alla gravosità dei lavori svolti. Prende piede l’ipotesi di flessibilità in uscita proposta dal Inps.

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La riforma delle pensioni passa principalmente dall’allargamento di Ape Sociale. Quota 100 scadrà fra pochi mesi e una sua proroga è impensabile. Il rischio è che si crei uno scalone di 5 anni con i requisiti previsti dalla Fornero.

Il problema non è da sottovalutare perché saranno coinvolti tutti i lavoratori, pubblici e privati che per questione di un anno, un mese o anche solo un giorno rischiano di rimanere tagliati fuori dal pensionamento anticipato a 62 anni.

Dopo quota 100, pensioni flessibili

Partiti e parti sociali sono ben consapevoli che le risorse economiche per sostenere altri pensionamenti anticipati non ce ne sono. Già adesso i conti sono in precario equilibrio e il governo non ha ampi spazi di manovra in questo senso.

L’ex premier Giuseppe Conte sottolinea però l’importanza di rendere il sistema pensionistico italiano più flessibile. In questo senso si allinea con quanto proposto dall’Inps perché, dice Conte,

“dobbiamo evitare lo scalone, possiamo allargare la platea dei lavori gravosi, quelli più impegnativi“.

In questo modo è possibile costruire un sistema di pensionamento anticipato commisurato alla gravosità delle mansioni svolte dal lavoratore. Non è giusto che lo Stato mandi in pensione un minatore e un impiegato alla stessa età. Il primo ha aspettative di vita inferiori al secondo.

In pensione prima in base alla gravosità del lavoro

E così per tutte le altre categorie di lavoratori più o meno usuranti per le quali la commissione governativa, presieduta da Cesare Damiano, ha già stilato un elenco aggiornato. Non più 15 mansioni, ma ben 92 elencate per ordine di importanza.

Una lista che sarà quindi il parlamento a dover valutare e ad approvare consentendo l’uscita anticipata, in base alle regole previste da Ape Sociale, dal prossimo 2022.

Con la legge di bilancio sarà quindi approvata anche questa importante riforma che permetterà a molti lavoratori di lasciare prima il lavoro, rispetto ad altri.

Così, ad esempio, un minatore potrebbe andare in pensione a 60 anni, un taxista a 62, una educatrice d’infanzia a 63, e così via. Chi non rientra nella lista dei lavori usuranti dovrà aspettare i 67 anni o aver totalizzato 42 anni e 10 mesi di contributi (12 mesi in meno per le donne).

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