Pensioni 2022, ecco perché Quota 102 non è la soluzione di tutti i mali: cosa deve ancora cambiare

Quota 102 non va bene perché non risolve nulla. Le proposte dei sindacati per evitare il ritorno alla Fornero.

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Quota 102 rischia di saltare. Non centra l’obiettivo chiesto dalle forze politiche o di Confindustria e nemmeno dai sindacati. In pratica, non piace a nessuno.

Sul punto ci sarà a breve un nuovo incontro fra parti sociali e il ministro del Lavoro Andrea Orlando per definire il percorso da seguire nel 2022. In attesa che si dia il via libera al tavolo tecnico che vaglierà una più ampia e strutturale riforma delle pensioni.

Quota 102 non piace

Ma perché quota 102 non piace e non risolve i problemi? In pratica, secondo le stime del governo, con quota 102 beneficerebbero dell’uscita anticipata con 64 anni di età e 38 di contributi circa 16.800 lavoratori. Cifra gonfiata, secondo i sindacati, che contano non più di 11.000 persone aventi diritto.

Anche perché il problema di quota 102 non è dato tanto dai requisiti (due anni di età in più rispetto a quota 100), quanto dal fatto che dura solo 12 mesi. Dal 2023, poi, ci sarà nuovamente il salto verso la Fornero (in pensione a 67 anni).

Riepilogando, quindi, quota 102 rappresenterebbe giusto un piccolo scalino di breve durata. Fumo negli occhi. Tanto da far vedere che il governo non ha trascurato gli effetti della fine di quota 100 e lo scalone di 5 anni con la Fornero. Ma non è così.

Le alternative per andare in pensione

Il problema di fondo – dicono i sindacati – è mettere mano all’architettura della legge Fornero. E’ impensabile dover aspettare 67 anni per lasciare il lavoro. Serve una legge che consenta per uomini e donne l’uscita anticipata a 60-62 anni di età o con al massimo 40 anni di lavoro alle spalle.

Andare oltre sarebbe come snaturare la funzione della pensione come rendita di anzianità per i lavoratori che, giunti a una certa età, non possono più contribuire appieno alla crescita economica del Paese.

Bisogna poi riconsiderare l’istituto del trattamento minimo di pensione, escluso per i giovani lavoratori. O meglio, per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995. Per tanti lavoratori, oggi quarantenni, non vi sarà una rete protettiva. Soprattutto se non hanno una carriere continua e ricca di contributi versati.

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