Pensione, RITA e APE volontaria, le due strade da dividere per uscire a 63 anni

Pensione, APE e RITA, il Governo studia come scindere le due misure, per rendere la RITA uno strumento più efficace.

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Pensione, APE e RITA, il Governo studia come scindere le due misure, per rendere la RITA uno strumento più efficace.

Pensione: finalmente parte l’APE volontaria e diventa operativa anche la RITA (rendita integrativa temporanea anticipata). Le misure sono forme pensionistiche complementari a contribuzione definitiva e sono unite tra loro. Per usufruire della RITA, infatti, bisogna ottenere i requisiti per l’APE volontaria. Entrambe le misure sono di natura sperimentale fino al 31 dicembre 2018.

Il Governo ha intenzione di svincolare la RITA dall’APE, l’idea è di potenziare la misura per rafforzare il ruolo della previdenza complementare in termini di “flessibilità in uscita”.

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Che cos’è la RITA

La rendita integrativa temporanea – RITA, è stata prevista nella legge di Bilancio 2017, entra in via sperimentale, dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018. Trova il suo ambito di applicazione negli iscritti alla previdenza complementare in prossimità del pensionamento in regime di contribuzione definitiva. La finalità è quella di offrire, tramite le forme pensionistiche complementari in regime di contribuzione definita, un sostegno finanziario agli iscritti del settore privato o pubblico, che sono vicini al raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia e che hanno i requisiti per ottenere l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica. Possono godere della Rita anche i dipendenti pubblici e privati che hanno aderito alle forme pensionistiche complementari.

Pensione: APE e RITA – Requisiti

La rendita integrativa temporanea anticipata RITA, è destinata a quei lavoratori che da gennaio avranno maturato i requisiti per l’APE anticipo pensionistico. I requisti per beneficiare dell’ape sono:

·        iscrizione all’assicurazione generale obbligatoria o alla Gestione separata;

·        età anagrafica minima di 63 anni;

·        maturazione del diritto a una pensione di vecchiaia entro tre anni e 7 mesi;

·        anzianità contributiva minima nel sistema di previdenza obbligatoria di 20 anni;

·        non essere già titolari di un trattamento pensionistico diretto;

·        diritto a fruire di una pensione obbligatoria, al netto dell’APE.

L’INPS dovrà attestare il possesso dei predetti requisiti. La normativa, inoltre, richiede che sia avvenuta la cessazione del rapporto di lavoro.

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Pensione e novità della legge Concorrenza

In tema di flessibilità in uscita dei fondi pensione interviene anche la legge Concorrenza, in vigore dal 29 agosto 2017.

In particolare la prestazione pensionistica anticipata di previdenza complementare, è ammessa, in tutto o in parte, per soggetti che:

  • versino in uno stato di inoccupazione superiore a 24 mesi (in precedenza erano 48 mesi);
  • che si trovino a non più di 5 anni di distanza dal pensionamento.

Va precisato che questo anticipo temporale può essere ampliato dal singolo fondo pensione fino ad un massimo di 10 anni. La modalità di erogazione, in alternativa alle forme classiche di capitale/rendita, potrà essere erogata come “rendita temporanea anticipata”.

La RITA e i suoi prossimi cambiamenti?

Nel verbale d’intesa, sottoscritto dal Governo e Sindacati il 28 settembre 2016, si concordava un cambiamento normativo e fiscale della previdenza complementare con l’obiettivo di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro.

La nuova misura RITA è nata con l’intento di una nuova opportunità pensionistica, con il presupposto di agevolazioni fiscali e con una tassazione inferiore pari a quella prevista sulla pensione complementare erogata in rendita. Inoltre, l’Esecutivo, spiegava, che sarebbero stati definiti strumenti di incentivazione fiscale finalizzati ad agevolare l’utilizzo volontario del TFR accantonato presso l’impresa o di contributi aggiuntivi per accedere alle prestazioni anticipate di previdenza complementare.

La Covip fa sapere che allo stato attuale non ci sono preclusioni normative. Quindi, si aspettano maggiori chiarimenti e soprattutto interpretazione all’Inps.

Inoltre, il Governo intende svincolare la RITA da un collegamento “necessario” con l’APE prevedendo poi che chi ha 63 anni di età ed è coinvolto in una ristrutturazione aziendale potrà beneficiare del trasferimento esente da imposizione dell’incentivo all’esodo e/o del tfr a previdenza complementare a condizione che si usufruisca della RITA.

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