Pensione quota 100: nell’attesa dei 3 o 6 mesi è possibile lavorare

Pensione anticipata quota 100, nell'attesa della finestra di tre o sei mesi è possibile lavorare? Cosa prevede la normativa vigente?

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Ci arrivano molti quesiti sul divieto di cumulo lavoro predisposto dalla Quota 100. Analizziamo cosa è richiesto e se nella finestra di 3 o 6 mesi è possibile lavorare.

Pensione quota 100 dal 1° gennaio 2019: requisiti

La quota 100 prevede i seguenti requisiti: 62 anni di età anagrafica e 38 anni di contributi. Inoltre, non prevede ne limiti ne penalizzazioni. Il calcolo dell’assegno pensionistico viene effettuato come la pensione anticipata, ed esattamente:

  • per chi aveva maturato almeno 18 anni di contribuzione si applica il tradizionale criterio retributivo (ora limitato all’anzianità acquisita sino al 31 dicembre del 2011), legato agli stipendi degli ultimi anni;
  • per chi aveva meno di 18 anni di contributi, il criterio utilizzato è il misto.
    Il calcolo viene effettuato retributivo per l’anzianità maturata sino al 1995 e contributivo per i periodi di attività successivi;
  • per i nuovi assunti dal primo gennaio 1996, si applica invece il solo criterio contributivo.

Il requisito di età anagrafica di cui al presente comma è successivamente adeguato agli incrementi alla speranza di vita.

Dipendenti privati e pubblici: le differenze

Analizziamo le differenze tra dipendenti pubblici e privati riportate nel Dl n. 4/2019.

Dipendenti privati: gli iscritti alle gestioni pensionistiche di cui al comma 1 che maturano entro il 31 dicembre 2018 i requisiti previsti al medesimo comma, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1° aprile 2019.

Tre mesi dalla maturazione dei requisiti: gli iscritti alle gestioni pensionistiche di cui al comma 1, che maturano dal 1° gennaio 2019 i requisiti previsti al medesimo comma, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi.

Dipendenti pubblici: tenuto conto della specificità del rapporto di impiego nella pubblica amministrazione e dell’esigenza di garantire la continuità ed il buon andamento dell’azione amministrativa e fermo restando quanto previsto dal comma 7, le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano ai lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nel rispetto della seguente disciplina:

a) i dipendenti pubblici che maturano entro la data di entrata in vigore del presente decreto i requisiti previsti dal comma 1, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dal 1° agosto 2019;
b) i dipendenti pubblici che maturano dal giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto i requisiti previsti dal comma 1, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi sei mesi dalla data di maturazione dei requisiti stessi;
c) la domanda di collocamento a riposo deve essere presentata all’amministrazione di appartenenza con un preavviso di sei mesi;
d) limitatamente al diritto alla pensione quota 100, non trova applicazione l’articolo 2, comma 5, del decreto-legge 31 agosto 2013, n.

101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125.

Pensione quota 100: la decorrenza delle finestre

Se si aderisce alla quota 100, il dipendente dovrebbe poter rimanere in servizio fino alla fine del mese precedente a quello di decorrenza dell’assegno pensionistico quota 100. Quindi, il periodo di attesa di  tre o sei mesi, a seconda dello status del dipendente, se pubblico o privato, sarà lavorabile.

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“Visto il sempre crescente numero di persone che ci scrivono vi chiediamo di avere pazienza per la risposta, risponderemo a tutti.
Non si forniscono risposte in privato.”

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