Pensione quota 100 con 62 anni e 38 anni di contributi: un’ingiustizia?

La quota 100 potrebbe essere un sistema di pensionamento che appare ingiusto agli occhi di chi non può accedervi a causa dei paletti imposti.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
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Buongiorno, a proposito della quota 100, le sembra giusto che uno che lavora solo 36 anni di servizio e 64 di età può andare in pensione rispetto a uno che ha lavorato 38 anni e 62 di età? Mi sembra ingiusto e non equivalente, per la quota 100 bisognerebbe mettere alla pari entrambi i casi, invece capisco chi ha lavorato 40 anni e può andare con un anno in più a 41 anni di servizio, grazie.

 

Rispetto alle ipotesi iniziali la quota 100 è stata modificata. Inizialmente, infatti, si parlava di 64 anni con 36 anni di contributi (e con penalizzazioni). La proposta successiva, che sembra essere quella che il governo farà entrare in vigore, prevede 62 anni di età e 38 anni di contributi e non dovrebbero esserci penalizzazioni a pesare sull’assegno pensionistico.

Non c’è dubbio che la quota 100 non accontenterà tutti coloro che vorrebbero accedere anticipatamente alla pensione, ora, ad esempio potrebbero lamentarsi coloro che non arrivano ai 38 anni di contributi e, seppur in possesso di 63 o 64 anni, dovranno attendere per il pensionamento. La quota 100 sarebbe stata più giusta se pensata come una somma dell’età ai contributi, senza paletti da rispettare, ma quello di cui va tenuto conto sono anche le finanze dell’Inps. L’Istituto ha i conti in rosso e per pagare le pensioni di oggi utilizza i contributi versati dai giovani. Un tale sistema non è sostenibile anche in virtù della disoccupazione giovanile che non riesce a trovare una soluzione.

Accontentiamoci, quindi, di questo primo passo del governo verso un pensionamento più flessibile e attendiamo di vedere se ci sarà una proroga ad altre misure che hanno permesso molti pensionamenti come, ad esempio, l’Ape sociale e l’opzione donna.

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Argomenti: News pensioni, Pensioni anticipate