La pensione privilegiata, come funziona e chi può richiederla

La pensione privilegiata è stata abolita dalla riforma Fornero ma sussiste ancora per i militari e le forze dell’ordine. Come funziona e chi ne ha diritto.

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La pensione privilegiata è stata abolita dalla riforma Fornero ma sussiste ancora per i militari e le forze dell’ordine. Come funziona e chi ne ha diritto.

La pensione privilegiata è una pensione riconosciuta a causa di infermità o lesioni per cause di servizio. Non richiede una contribuzione minima o particolari requisiti come per la pensione di invalidità.

La pensione privilegiata

La pensione privilegiata o di privilegio è stata istituita con DPR numero 1092 del 1973 e riguardava tutti i dipendenti del personale pubblico. E’ stata poi abrogata con la legge numero 211 del 2011, meglio conosciuta come riforma Fornero per quasi tutti gli appartenenti della pubblica amministrazione. Fa eccezione il personale appartenente alle forze armate, all’Arma dei Carabinieri, alle Forze di Polizia, alla Guardia di Finanza e al corpo dei Vigili del Fuoco e soccorso pubblico. Per queste categoria la pensione di privilegio continua ad esistere, così come per i superstiti.

Come funziona

Ma come funziona la pensione di privilegio? E’ concessa per invalidità dipendente da causa di servizio. Si ha dunque diritto alla pensione privilegiata anche se si è ancora abili al servizio. Pertanto l’attuale disciplina prevede il diritto alla pensione di privilegio anche se l’infermità contratta in servizio non determina l’inidoneità allo stesso. Il meccanismo attualmente in vigore prevede che il personale militare che ha avuto il riconoscimento di una infermità contratta in servizio può permanere in servizio. All’atto della cessazione del rapporto di lavoro, otterrà il riconoscimento di una pensione di privilegio. L’importo di tale trattamento, normalmente, è determinato dalla pensione ordinaria incrementata di un decimo.

Calcolo della pensione

Per il calcolo della pensione privilegiata si fa riferimento alla tabella allegata al DPR 1092 del 1973 inerente i gradi di infermità riconosciuti. La pensione privilegiata sarà quindi pari all’ultima retribuzione pensionabile, se l’infermità è ascritta alla 1° categoria.

Sarà, invece, pari al 90, 80, 70, 60, 50, 40 e 30% della stessa base se ascritta rispettivamente alla 2°, 3°, 4°, 5°, 6°, 7° e 8° categoria.

Se si raggiunge un’anzianità di almeno 15 anni di servizio utile, qualora più favorevole, la pensione privilegiata sarà liquidata nella misura prevista per la pensione normale aumentata di un decimo. Se al momento in cui c’è stata la lesione o contratta l’infermità, il militare era allievo d’accademia, la pensione sarà determinata in base al grado che rivestiva all’atto d’ammissione all’accademia stessa e al trattamento economico che gli sarebbe spettato nel grado, qualora fosse rimasto nello stato di sottufficiale.

Qualora fosse militare di leva al momento dell’infortunio la pensione sarà liquidata sulla base di apposite tabelle, in rapporto alla gravità della menomazione subita. Stesso trattamento è riservato ai graduati e militari di truppa.

 Altri emolumenti

Al titolare di pensione privilegiata tabellare spetta, inoltre, l’indennità integrativa speciale in misura intera e separata dal trattamento base, anche in caso di contestuale percezione di stipendio per attività lavorativa prestata alle dipendenze di terzi. Al militare in servizio permanente sono corrisposti, per i primi 3 mesi dalla data di cessazione dall’ufficio, gli assegni interi previsti per i pari grado in servizio effettivo, non cumulabili con quelli di quiescenza.

In ultimo, qualora i militari transitassero al ruolo civile avrebbero diritto al cumulo della pensione privilegiata con lo stipendio.

vedi anche: Pensioni, per militari e poliziotti l’assegno resta più alto

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