Pensione più equa per tutti: la proposta di un cittadino

Lettera aperta di un lettore con varie proposte sul fronte pensionistico e una bella analisi della situazione della situazione previdenziale in Italia.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
Lettera aperta di un lettore con varie proposte sul fronte pensionistico e una bella analisi della situazione della situazione previdenziale in Italia.

Molto spesso rispondo ai quesiti dei lettori su questioni fiscali e previdenziali, meno spesso, invece, riesco a dar voce a cittadini che hanno qualcosa da dire. In questo caso ho deciso di pubblicare questa bella proposta di un nostro lettore che fa una bella analisi della nostra situazione previdenziale non limitandosi a polemizzare ma fornendo il suo punto di vista e una proposta che, ai miei occhi, appare anche “fattibile”.

 

Buongiorno Sig.ra Patrizia,

Spero di non disturbare e/o tediare. Mi sono imbattuto per caso nel Vostro bel sito, ricco di informazioni, leggo anche che, scrivendo, Lei potrebbe rispondere. Miracolo! Non sa a quante “persone” delle istituzioni ho scritto, solo per avere interpretazione “autentica” delle leggi, ahime! Nessuna risposta nessuna! Ho provato a leggere a suo tempo la cd legge Fornero ma non ci ho capito nulla.
Mi presento. Sono un cittadino con, a seconda, un “difetto o qualità” desideroso di capire. Mi interesso, tra le altre cose, di pensioni, non solo perchè mi tocca, ma come argomento, penso, importante in sè. Come posizione contributivo/pensionistica, sono classe 53 e sono stato toccato da tutte le riforme che si sono via via succedute 🙂 Nel senso che, vuoi per pochi mesi, vuoi per pochi contributi, sono sempre stato “impallinato”!
Quando avevo la speranza di potere andare in pensione a 62 anni, ecco che fa capolino la riforma cosiddetta Fornero, che mi “impallina” con, di botto, 5 anni aggiuntivi con, altra beffa, penalizzazioni del calcolo dell’assegno, cioè, come sa, all’aumento dei requisiti sarebbe corrisposta una diminuzione dell’assegno. Al 31 Dicembre 2018 maturerò 42 anni di contributi che, ex legge corrente, significa potere andare in pensione al primo di maggio 2020 (anticipata: 43.3 anni di versamenti) oppure al primo di agosto 2020 (vecchiaia: 67 anni anni tondi). Come lavoro mi occupo di vendite, essendo un commerciale, categoria che non è considerata usurante, nonostante tutte le notti passate fuori casa, i km in auto o in aereo o in treno, di fatto sono fuori casa minimo il 25% / 40% del mio tempo, cioè una settimana, minimo, su quattro, da diversi anni.

Ero combattuto tra una estrema sintesi, dote di riguardo. Peccato che, se non si condivide un’analisi, parlare di sintesi non fa molto senso. Non solo, per abbozzare una tesi, mi fu insegnato tempo fa tra i banchi dell’Università (“rimpiango” di non avere terminato, all’allora correva anno 1972, a Torino la Facoltà di Scienze Politiche Indirizzo Economico, la mia passione) ci vogliono ipotesi solide. Che quando si snocciolano numeri, anche solo statistiche, si deve dire la composizione del campione, come è formulata la domanda, il numero del campione, etc. Dare un numero non serve a niente se non a confondere. Come sono confuso da questo vortice di informazioni, molte delle quali affazzonate, approssimative, comprese le info giornalistiche. Non vuole essere una critica, ma, secondo me, una delle funzioni del giornalismo dovrebbe essere quella di spiegare piuttosto che quella di riportare. Un esempio su tutti, come controprova, ai tempi della discussione della cd legge Fornero, fine anno 2011, alla trasmissione Porta a Porta, (ci dovrebbe essere il video in streaming a trovarlo), il conduttore mise su una slide nella quale si leggeva che si poteva andare in pensione a 58 anni. Errato, in quel tempo era 62 a partire da gennaio 2012. Ho scritto, come cittadino/utente alla redazione per chiedere rettifica, nessuna risposta. Questa cosa qua, non è deontologica. Se lo facessi nel lavoro di dare info non corrette mi redarguirebbero J. Dovendo astrarmi, in quanto prendendo un singolo caso, per esempio il mio, non fa, ma farebbe, eccome se farebbe. Con 42 anni di contribuzione a fine 2018 sembra che non vada bene in quanto “precoce”? Precoce di 65 anni & ½ a fine 2018 che non va bene uguale J ….Troppo giovane? Troppo vecchio? Cerco di astrarmi. Una prima astrazione potrebbe essere quella di armonizzare il nostro sistema (NDR pensionistico) a quello di altri paesi accidentali dove, come esempio, l’anzianità non dovrebbe esistere (si sarebbero evitate tante baby pensioni tra l’altro). Ricordo che quando ebbi modo di accennare ai miei colleghi Svizzeri, o Americani, o Olandesi della nuova cd riforma Fornero, credevano che dicessi “palle” in quanto anche da loro si stava parlando di incrementare verso i 67 da 65 ma gradualmente! In coro che mi rimbomba ancora nelle orecchie, la loro reazione fu: ma hai capito bene!? Tutti questi miei colleghi ancora oggi vanno in pensione a 65 anni. In America anche prima anche a 62. In Olanda, poi, dalla fiscalità generale, danno un assegno di 500 Euri a tutti al raggiungimento dei 65 anni. Ci sono state troppe riforme, penso, anziché farne una sola organica. Ora aggiustare tutto è più difficile con il rischio di creare ulteriori disparità.

Proposte:

–        Diminuire i requisiti esistenti di 12 o 15 mesi sia anzianità che vecchiaia

–        Lasciare Ape e Opzione donna

–        Trovare (in un tempo ragionevole) (con commssione ad hoc maggioranza, opposizione, sindacati lavoratori e datoriali) una nuova formula per calcolo contributivo che non sia penalizzante come quella esistente (PIL che non cresce e contribuzione non continuativa e salari/stipendi da “precario”, etc

–        Separare assistenza da accorpare alla fiscalità generale, da pensioni in senso stretto

–        Separare le casse previdenza da INPS per trasparenza, in modo che per le casse non attive si possa sapere di quanto aumentare la contribuzione per equipararla a quella Lavoratori Industria (cioè tutti al 33% non ricordando male)

–        Tendenzialmente eliminare anzianità per lasciare solo vecchiaia

–        Rivedere adeguamenti alle aspettative di vita per renderli più equi che le aspettative di vita si riferiscono ai nati oggi non ai nati di X anni fa

–        Ottima idea, tipo bancari, di costituire fondi per crisi aziendali per scivoli verso il prepensionamento ma che possano valere per tutti, non solo ad Aziende che abbiano un minimo di dipendenti

–        Diminuire Irpef su pensioni che siamo il Paese con le aliquote più alte, compreso implementazione di quoziente familiare per famiglie di pensionati

I costi? Visto che INPS ha tutti i dati si può fare un modello nel quale si ipotizzi un certo numero di nuove pensioni, e quanto ritorna come Irpef e nuove assunzioni e di incremento PIL. Questo è il solo modo che abbia un senso di dare costi presunti. Date le ipotesi di lavoro nel modello si ricavano i costi con eventuale aggiunta di pesi per correggere il modello stesso, etc.

B.P.

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Argomenti: Lettere, News pensioni, Pensioni anticipate