Pensione invalidità civile, chi ha diritto all’aumento e chi no

Gli aumenti delle pensioni di invalidità civile totale non spettano a tutti. Chi percepisce redditi superiori a certi limiti continuerà a prendere 285 euro al mese.

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Gli aumenti delle pensioni di invalidità civile totale non spettano a tutti. Chi percepisce redditi superiori a certi limiti continuerà a prendere 285 euro al mese.

Le pensioni di invalidità civile al 100% sono aumentate col decreto di Agosto 2020. L’importo passa a 651,51 euro al mese anche per chi ha meno di 60 anni.

Il governo, uniformandosi alla sentenze della Corte Costituzionale (numero 152) dello scorso mese di giugno, ha stanziato i fondi che consentiranno agli invalidi civili totali dai 18 anni in su di ottenere d’ora in avanti un sufficiente assegno pensionistico. L’aumento da 285,66 euro a 651,51 euro (per tredici mensilità) è concesso agli invalidi civili totali di età compresa fra i 18 e 59 anni, compresi ciechi e sordomuti. Non tutti gli aventi diritto, però, potranno beneficiare degli aumenti previsti. Dipende dai redditi che si possiedono singolarmente o nel nucleo familiare di appartenenza.

Pensioni invalidi: chi beneficia dell’aumento

L’assegno per gli invalidi civili totali è riconosciuto a condizione di possedere un reddito personale non superiore a un certo livello stabilito annualmente dall’Inps. L’aumento della pensione passerà a 651,50 euro solo per tutti coloro che rientrano in tali limiti di reddito, altrimenti verrà decurtata. Non è una novità. L’incremento è infatti condizionato alle vecchie regole previste dalla legge numero 448 del 2011 (“incremento al milione”, riferito alle vecchie lire) nel limite di reddito personale stabilito in euro 8.422,85 euro all’anno (14.396,72 euro se c’è anche il coniuge). Chi supera queste soglie non beneficerà dell’incremento, così come previsto dal decreto di Agosto.

I redditi da prendere in considerazione sono quelli derivanti da lavoro dipendente o assimilato, da lavoro autonomo e occasionale. Ma anche da pensioni ai superstiti e da tutti gli altri assoggettabili ai fini Irpef. Non sono da considerare i redditi da pensione di invalidità civile, la rendita della casa di abitazione, l’indennità di accompagnamento, i trattamenti di famiglia e le pensioni di guerra.

Per gli invalidi civili parziali non cambia nulla

Per gli invalidi civili con grado di invalidità inferiore al 100%, cioè con percentuale ricompresa fra 74% e 99% l’importo dell’assegno non subirà alcun incremento. Costoro continueranno a percepire l’assegno Inps pari a 285,66 euro. La Corte Costituzionale è infatti intervenuta solo a favore di coloro che risultano invalidi totali. Cioè di coloro che non sono in grado di procurarsi mezzi economici per vivere e ai quali lo Stato deve assicurare una vita dignitosa.

In particolare i supremi giudici costituzionali hanno affermato che il cosiddetto “incremento al milione”, in base all’art. 12 della vecchia legge numero 118 del 1971, debba essere assicurato agli invalidi civili totali senza attendere il raggiungimento del sessantesimo anno di età. Quindi il legislatore è intervenuto, non tanto sull’importo dell’assegno spettante agli invalidi civili totali, quando sull’età anagrafica degli stessi. Perché se una persona è invalida civile (con accertamento definitivo da parte dell’Inps) al 100% a 40 anni, lo sarà anche dopo i 60.

La sentenza della Corte Costituzionale

Come sancito dalla Corte Costituzionale, gli attuali assegni di assistenza erogati dall’Inps e spettanti agli invalidi civili totali sono troppo bassi perché “insufficienti a garantire il soddisfacimento delle elementari esigenze di vita”. Una questione che per anni ha violato l’articolo 38 della Costituzione e che solo ora la Corte ha chiarito su ricorso da parte della Corte d’Appello di Torino. La quale riteneva che “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale“.

Secondo la nuova legge, l’aumento spetta solo ed esclusivamente agli invalidi civili totali con invalidità accertata al 100%. Oltre a ciechi, sordi e muti, cioè coloro che non sono in grado di lavorare e quindi di procurarsi i mezzi economici per vivere. La novità consiste nel riconoscere l’importo maggiorato già a partire dal 18 esimo anno di età e non al solo compimento del 60 esimo, come era revisto dalla vecchia normativa.

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