Pensione e lavoro: quando è possibile il cumulo dei redditi?

Quando è consentito il cumulo dei redditi da pensione con quelli da lavoro dipendente, autonomo o da attività.

di Patrizia Del Pidio, pubblicato il
Quando è consentito il cumulo dei redditi da pensione con quelli da lavoro dipendente, autonomo o da attività.

E’ possibile, una volta raggiunta la pensione, continuare a lavorare in azienda o lavorare come consulente o in proprio? E’ possibile continuare a percepire la pensione se si producono redditi da lavoro?   Non si può rispondere a queste domande in maniera generale poiché in primis dipende dal tipo di trattamento pensionistico che si percepisce.   Non esistono divieti, nella normativa vigente, che impediscano il cumulo dei redditi da lavoro con la pensione di vecchiaia, con quella di anzianità o con quella anticipata ma ci sono vincoli reddituali entro i quali attenersi per quel che riguarda le pensioni di invalidità e per quel che riguarda la pensione ai superstiti sia di reversibilità sia indiretta.   In questi casi, infatti a determinare l’importo delle pensioni è il reddito del beneficiario. Per quel che riguarda la pensione di invalidità sono previsti due tagli e può variare in base alla provenienza del reddito da lavoro: sono previsti tagli diversi per lavoro dipendente e lavoro autonomo. Per la pensione ai superstiti, invece, i tagli previsti variano dal 40 al 50% in base al reddito del superstite.   Vediamo però nel dettaglio quando è possibile il cumulo con i diversi trattamenti pensionistici, iniziando proprio con la pensione di vecchiaia e di anzianità.

Pensione vecchiaia e anzianità

In generale è sempre possibile il cumulo dei redditi da lavoro con la pensione di anzianità o di vecchiaia (compresa la pensione anticipata) erogata dall’Inps. Il cumulo è permesso sia per le pensioni che sono state liquidate con il sistema retributivo che per quelle liquidate con il sistema contributivo anche se in entrambi i casi ci sono dei requisiti cui rispondere.   La prestazione pensionistica deve essere stata raggiunta, infatti, con uno dei seguenti requisiti:

  • 60 anni di età se donna
  • 65 anni di età se uomo
  • 40 anni di contributi
  • 35 anni di contributi e 61 anni di età

Con questi requisiti è permessa la quasi completa cumulabilità dei trattamenti previdenziali con redditi da lavoro anche qualora la pensione sia stata liquidata interamente con il sistema contributivo.   Cosa accade però se si accede alla pensione con l’Opzione donna?

Opzione donna

In materia di cumulo dei redditi da lavoro e da pensione il legislatore non ha chiarito cosa accade qualora si opti per il pensionamento interamente calcolato con il sistema contributivo all’età di 57 anni per le lavoratrici dipendenti e di 58 anni per quelle autonome.   Con l’opzione donna, infatti, le donne possono scegliere una decurtazione del trattamento pensionistico in cambio di un accesso alle pensione con 57 anni di età e 35 anni di contribuzione versata.   I requisiti che permettono l’accesso all’Opzione donna, come si può notare, sono inferiori a quelli richiesti per la cumulabilità dei redditi da pensione con quelli da lavoro e applicando rigidamente la normativa si giungerebbe alla conclusione che con l’opzione donna il cumulo non sia possibile.   Di contro c’è da dire che l’opzione donna non viene considerata come una pensione erogata con il regime contributivo puro e viene considerata come un trattamento pensionistico di anzianità. In questo caso, quindi il cumulo sarebbe possibile.   Cosa accade se si decide di cumulare, invece, i redditi da lavoro con quelli derivanti da assegno di pensione di invalidità?  

Pensione di invalidità

Per i titolari di assegno di invalidità bisogna tener presente che questi di riduce quando il reddito del beneficiario supera determinati limiti. Per coloro che percepiscono tali assegni è prevista una riduzione pari a

  • 25% se il reddito ricavato da lavoro dipendente, autonomo o da impresa supera 4 volte il trattamento minimo in vigore dal 1 gennaio di ciascun anno
  • 50% se il reddito in questione supera di 5 volte l’importo del trattamento minimo.

Pensione ai superstiti

Per i percettori della pensione ai superstiti il reddito annuo è importante e determinante lo stesso.

  • Se il reddito annuo ricavato dall’attività lavorativa, sommato agli altri redditi del pensionato, è compreso tra 3 e 4 volte l’importo minimo INPS la percentuale di pensione ai superstiti si abbassa del 25%
  • Se il reddito annuo ricavato dall’attività lavorativa supera 4 volte il minimo Inps la pensione si riduce del 40%
  • Se il reddito annuo supera di 5 volte il trattamento minimo Inps l’assegno della pensione ai superstiti si riduce del 50%

 

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Argomenti: Pensione donne

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