Pensione di vecchiaia più lontana dal 2013

Pensione di vecchiaia più lontana dal prossimo anno in base alle novità introdotte dalla riforma Fornero: 66 anni e 3 mesi con ripercussioni soprattutto sui giovani

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Pensione di vecchiaia più lontana dal prossimo anno in base alle novità introdotte dalla riforma Fornero: 66 anni e 3 mesi con ripercussioni soprattutto sui giovani

Pensione di vecchiaia più lontana: dal 1 gennaio 2013 si accederà a 66 anni e 3  mesi in base all’adeguamento con la speranza di vita, stabilito nella riforma pensioni 2012 del Governo Monti-Fornero.

La riforma pensioni 2012, anche conosciuta come riforma Fornero, cambierà l’accesso alla pensione di vecchiaia e a quella anticipata, fra meno di un mese, il 1 gennaio 2013.

Riforma pensioni 2012

Uno dei pilastri su cui si è fondata la riforma pensioni Fornero è l’adeguamento di tutte le età pensionabili alla speranza di vita, con un ovvio aumento dell’età per andare in pensione, che finirà inevitabilmente per ricadere sull’occupazione dei giovani, i primi fra tutti a subire le conseguenze di una crisi senza precedenti.

Pensione di vecchiaia a 66 anni e 3 mesi

L’accesso alla pensione di vecchiaia, secondo le novità della riforma pensioni 2012, sarà possibile rispettando da una parte il requisito anagrafico per cui i lavoratori dipendenti dal 1 gennaio 2013 per accedere alla pensione dovranno avere 66 anni e 3 mesi e le donne 62 anni e 3 mesi. Dall’altra parte si dovrà rispettare anche il requisito contributivo per cui l’accesso alla pensione di vecchiaia sarà possibile con minimo 20 anni di anzianità contributiva.

Riforma pensione e speranza di vita: un connubio inseparabile

Un aumento dell’età per andare in pensione dovuto all’adeguamento con la  speranza di vita che porterà l’accesso alla pensione di vecchiaia anche a 75 anni e 3 mesi, per effetto degli adeguamenti automatici e applicando le stime contenute nell’ultimo rapporto della Ragioneria generale dello Stato sugli scatti in relazione alle previsioni di allungamento della vita elaborate dall’Istat. Immaginiamo una persona nata nel 1990, che oggi avrebbe 22 anni e cominciasse a lavorare: potrebbe accedere alla pensione di vecchiaia a 75 anni e rimanere così in attività fino a 75 anni. A parte l’adeguamento alla speranza di vita,  dovrebbe esserci anche un adeguamento alla qualità di vita, se pensiamo ad un  manovale in attività a 75 anni o alla mano (ferma) di un chirurgo.

Riforma pensioni e pensione anticipata

E’ il caso a questo punto di sottolineare anche come la riforma pensioni Fornero abbia modificato l’accesso alla pensione anticipata.

Dal 1 gennaio 2013, quindi fra meno di un mese, gli uomini potranno accedere alla pensione anticipata con 42 anni e 5 mesi di anzianità contributiva, mentre le donne con 41 anni e 5 mesi, requisiti anche questi adeguati alla speranza di vita. Per i soggetti che accedono alla pensione anticipata ad un’età inferiore a 62 anni si applica comunque, lo precisa lo stesso Inps in una circolare molto esaustiva sulla riforma pensioni che, sulla quota di trattamento pensionistico relativa alle anzianità contributive maturate al 31 dicembre 2011, una riduzione pari ad 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni; tale percentuale annua è elevata a 2 punti percentuali per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni. In altri termini, la riduzione è pari all’1% per ciascuno degli ultimi 2 anni mancanti al compimento di 62 anni (es. soggetto che accede al trattamento anticipato all’età di 60 anni subirà una riduzione del 2%, ovvero, 1%+1%) e al 2% per ciascuno degli anni mancanti al compimento dei 60 anni. Nel caso infine in cui l’età di accesso al pensionamento non sia intera la riduzione percentuale è proporzionale al numero di mesi.

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