Pensione di reversibilità solo per vedove e orfani con reddito basso? La nuova battaglia

Pensione di reversibilità solo per redditi bassi? Potrebbe essere la prossima battaglia in ambito previdenziale.

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Pensione di reversibilità solo per redditi bassi? Potrebbe essere la prossima battaglia in ambito previdenziale.

La prossima battaglia in ambito previdenziale potrebbe esplodere nei prossimi mesi e riguarderà la pensione di reversibilità. Al vaglio del governo, infatti, c’è una proposta che scontenta molti: l’idea di subordinare il riconoscimento della pensione di reversibilità ad un vincolo reddituale.

In altre parole la pensione di reversibilità spetterebbe solamente a vedove/vedovi/orfani il cui reddito viene certificato dall’Isee come particolarmente basso. Lo scopo della restrizione sarebbe quello di ampliare la platea di beneficiari del reddito di cittadinanza, incrementando le risorse a disposizione per questa misura. Non ci sono al momento fonti ufficiali che confermano questo scenario: l’idea, avanzata da Giuseppe Pennisi sembra però suffragata dagli studi di Pietro Gonella e Stefano Biasioli (Associazione di Promozione Sociale Leonida) presso il Cnel basati sull’analisi dei dati dell’ultimo rapporto del Centro Studi Itinerari Previdenziale.

Gli studi del Cnel hanno spiegato a tal proposito che: «Il nodo italiano è la spesa assistenziale che è aumentata in questi ultimi 11 anni di ben 43 miliardi l’anno in modo strutturale, riflettendosi negativamente sul debito pubblico». A questo fine, insiste Pennisi, appare necessario avere a disposizione l’”anagrafe generale dell’assistenza”, ossia «la banca dati sull’assistenza dove confluiscono per codice e per nucleo familiare tutte le prestazioni erogate dallo Stato, dagli enti pubblici e dagli enti locali cui associare le prestazioni offerte dal settore privato, al fine di conoscere correttamente e completamente quanto ogni soggetto e ogni nucleo familiare percepisce dai vari soggetti erogatori e, come già avvenuto/riscontrato per il reddito di cittadinanza, non sarebbe da escludere un risparmio sui circa 130 miliardi di spesa a carico della fiscalità generale».

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