Pensione anticipata, tutte le ipotesi: quanto costa la flessibilità

Pensione anticipata: che prezzo avrebbe la flessibilità per chi esce dal lavoro anticipatamente?

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Pensione anticipata: che prezzo avrebbe la flessibilità per chi esce dal lavoro anticipatamente?

Il governo sta valutando diverse ipotesi di pensione anticipata ma non tutte sono uguali e soprattutto non tutte hanno lo stesso costo per le casse pubbliche e la stessa penalizzazione per chi decide di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro. Il premier di recente è intervenuto sull’argomento sostenendo che “se una donna a 61, 62 o 63 anni vuole andare in pensione due o tre anni prima, rinunciando a 20-30-40 euro, per godersi il nipote anziché dover pagare 600 euro la baby sitter, bisognerà trovare le modalità per cui, sempre con attenzione ai denari, si possa permettere a questa nonna di andarsi a godere il nipotino”.

Ma le cifre riportate da Renzi appaiono ottimistiche rispetto alle concrete decurtazioni ipotizzabili negli scenari previdenziali futuri. Mettiamole a paragone per capire quale sia tra le soluzioni al vaglio quella più conveniente e meno costosa.  

Pensione anticipata: Boeri e il passaggio al contributivo

Sul tema ha detto la sua il presidente dell’Inps Tito Boeri il quale ha proposto il passaggio al contributivo con una penalizzazione sugli assegni pari al 30-35%. Il maggior pregio di questa proposta è senza dubbio quello di non pesare sulle casse pubbliche in modo particolarmente incisivo. Le simulazioni però hanno evidenziato penalizzazioni pesanti sugli assegni mensili anche se Boeri ha messo le mani avanti ipotizzando che il ricalcolo con applicazione del metodo contributivo potrebbe anche essere applicato ai singoli spezzoni e non all’intersa carriera lavorativa dei soggetti interessati.

Pensione anticipata: la proposta Damiano-Baretta

Il progetto di legge per la pensione anticipata depositato alla Camera dal presidente della Commissione lavoro Cesare Damiano e dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta. Rispetto alla precedente soluzione il piano Damiano-Baretta propone un meccanismo di penalizzazioni e incentivi variabile in base agli anni di lavoro in meno o in più. Più nello specifico questa proposta di pensione anticipata prevede come requisito minimo di accesso alla pensione 35 anni di versamenti ed un assegno corrispondente ad almeno 1,5 volte quello sociale. In altre parole la penalizzazione parte dal 2% fino all’8% massimo per chi sceglie di andare in pensione prima (62 anni con 35 di contributi).

Chi al contrario accetta di andare in pensione più tardi, ottiene 2 punti percentuali in più per ogni anno lavorato dal superamento dei requisiti per il pensionamento. Non è esclusa la possibilità di pensionamento al raggiungimento dei 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, soluzione ideale per gli esodati. Titto Boeri non ha mancato di sottolineare i costi di questa riforma, stimandoli nell’ordine di circa 10 miliardi.    

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