Pensione anticipata per i disoccupati, ma non per i precari che sono penalizzati

Pensione anticipata per i disoccupati, ma non per i precari che sono penalizzati soprattutto per l'anticipo pensionistico.

di , pubblicato il
Pensione a 35 anni, ecco come funzionano alcune misure in deroga ai requisiti ordinari e come fare per sfruttarle.

Per chi ha perso il posto di lavoro e quindi è disoccupato, le porte della pensione si possono aprire più facilmente. Sono due le misure che consentono a chi ha perduto il posto di lavoro di andare in pensione prima del previsto. Naturalmente, centrando anche altri requisiti oltre a quello di essere disoccupato. Le misure in questione sono l’Ape sociale e la quota 41 precoci. La prima consente di lasciare il lavoro ai disoccupati a partire dai 63 anni di età con almeno 30 anni di contributi versati. La seconda invece prevede il pensionamento a prescindere dall’età anagrafica del richiedente, ma solo con almeno 41 anni di contribuzione. In entrambi i casi c’è un collegamento con la NASPI o con le altre indennità per disoccupati dell’INPS.

Per i disoccupati tra Ape e quota 41 quali le differenze per la pensione anticipata?

Due misure comunque differenti, perché per requisiti generali e specifici le differenze sono tante.

In una cosa però le due misure si somigliano, ed è la parte relativa a chi ha perso il lavoro ma proveniva da un lavoro a tempo determinato. Per i precari la situazione con queste due misure è più complicata, anche se con una in maniera più marcata che con l’altra.

“Buonasera, sono un disoccupato che ha terminato a gennaio di prendere la NASPI. Ho 63 anni di età e 41 anni di contributi versati. Avevo pensato all’Ape sociale come misura per il mio pensionamento, anche perché la quota 103 a cui avrei diritto, ha il vincolo del divieto di cumulo con redditi da lavoro che non mi piace. Ma dopo aver presentato domanda come disoccupato, mi hanno risposto dall’INPS che non ne ho diritto perché c’è qualcosa che non va nella mia carriera lavorativa degli ultimi 3 anni.

Pare che non io non abbia sufficienti contributi versati.

Io ho lavorato sempre con contratti a termine, salvo poi chiedere la disoccupazione nei periodi di vuoto contrattuale. In genere lavoro 5 mesi all’anno. Non è vero che l’Ape sociale per disoccupati si centra solo con il requisito di aver preso tutta la NASPI come credevo. Secondo voi potrei pensare alla quota 41 precoci, visto che credo di avere un anno di contributi prima dei 19 anni di età?”

Le due misure per disoccupati e cosa cambia tra loro

In premessa abbiamo già parlato dei requisiti per l’Ape sociale e per la quota 41, ma questi vanno approfonditi. Con l’Ape sociale possono lasciare il lavoro i disoccupati che hanno maturato una carriera di 30 anni di contributi previdenziali versati e che hanno terminato di percepire la Naspi spettante. Con la quota 41 precoci possono lasciare il lavoro quanti hanno completato i 41 anni di carriera, senza limiti di età, purché 35 anni di versamenti siano al netto dei contributi da malattia o da disoccupazione. E in più, almeno un anno deve essere stato versato prima dei 19 anni di età. A prescindere che sia un anno di lavoro continuo, o frammentato in più periodi.

Per la quota 41 serve aver terminato di percepire la Naspi da almeno 3 mesi prima di poter presentare la domanda di accesso all’Ape sociale. I 3 mesi di attesa tra ultima Naspi presa e domanda di pensione è la prima grande differenza tra quota 41 e Ape sociale. Per quest’ultima misura il vincolo dei 3 mesi di attesa è stato abrogato nel 2022.

Quali disoccupati sono esclusi dalla pensione anticipata con l’Ape sociale

Dal momento che sia l’Ape sociale che la quota 41 per i precoci sono due misure collegate alla Naspi, è evidente che siano misure che sono destinate solo a determinati disoccupati. Parliamo di disoccupati dentro il perimetro della Naspi appunto. Solo chi prende ha preso la Naspi può avere accesso all’Ape sociale e alla quota 41 per i precoci.

Ma anche in questo caso non mancano le differenze tra le due misure. Soprattutto se si parla di lavoratori precari e quindi di disoccupati divenuti tali dopo cessazione del rapporto di lavoro a seguito di scadenza del contratto a termine.

Per entrambe le misure serve che il disoccupato abbia perso il lavoro per licenziamento, anche se collettivo, per dimissioni per giusta causa, per risoluzione consensuale del rapporto di lavoro (parliamo della risoluzione come da procedura legge 604 del 1996 articolo n° 7 comma n° 7). Solo per l’Ape sociale anche l’interruzione di un rapporto di lavoro a tempo determinato può dare diritto alla pensione anticipata per i disoccupati. Per la quota 41 precoci invece questa possibilità non è nemmeno contemplata.

Ecco i limiti per i precari

A dire il vero, anche per l’Ape sociale una limitazione per i cosiddetti precari esiste. Dal 1° gennaio 2018 sono inclusi tra i potenziali beneficiari dell’Ape sociale anche i lavoratori la cui disoccupazione sia conseguenza della scadenza di un contratto a termine. Infatti la normativa della Naspi consente, come il nostro lettore sottolinea, di andare in disoccupazione e prendere la Naspi. Ma come dicevamo c’è una condizione necessaria da detenere. Nei 3 anni precedenti l’ultima cessazione del rapporto di lavoro devono risultare periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi.

Probabilmente questo il vincolo che esclude il lettore dal perimetro dell’Ape sociale, come lo escluderebbe anche dalla quota 41 precoci. Alla pari quindi di chi magari dimettendosi volontariamente, non avendo diritto alla Naspi, perde il diritto anche a tutte e due le misure di pensionamento anticipato. Il nostro lettore suo malgrado, dovrebbe optare per la quota 103, avendo già i 62 anni minimi richiesti dalla misura ed anche i 41 anni di contributi necessari. Sempre che detenga almeno 35 anni di contributi effettivi come prima detto.

 

Argomenti: , , , ,