Pensionati all’estero: penalizzazioni per chi non spende l’assegno in Italia?

Sono sempre più numerosi i pensionati che si trasferiscono all’estero. Ma il boom potrebbe subire un freno: gli assegni Inps pagati a chi vive fuori ci costano troppo. Boeri propone penalizzazioni?

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Sono sempre più numerosi i pensionati che si trasferiscono all’estero. Ma il boom potrebbe subire un freno: gli assegni Inps pagati a chi vive fuori ci costano troppo. Boeri propone penalizzazioni?

Sempre più pensionati che non possono permettersi di vivere dignitosamente in Italia, decidono ogni anno di trasferirsi all’estero in Paesi in cui, con l’assegno Inps, riescono ad avere un tenore di vita parecchio più alto. Ma le casse dello Stato sembra non potersi più permettere questo “lusso”: tra pensionati all’estero e fuga di cervelli, lo Stato perde importi che si traducono in consumi negli altri Paesi e che quindi non sono di aiuto per risollevare l’economia nazionale. Senza contare la spesa per la sanità che continua ad essere garantita. Per questo motivo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha prospettato l’idea di imporre penalizzazioni sull’assegno ai pensionati che non spendono l’importo mensile in Italia. Ma è questa la strada giusta? Penalizzare chi esercita un proprio diritto e, a volte non senza difficoltà emotive, rinuncia a vivere nella propria patria e si reinventa una nuova vita in vecchiaia? Le sue parole stanno facendo il giro del web e suscitando polemiche ma anche disinformazione. Scopri i Paesi in cui la tua pensione vale di più: mappa dei pensionati all’estero Cerchiamo allora di fare chiarezza partendo proprio dai numeri: quanti sono i pensionati che vivono all’estero? Quanto costa in termini economici questa scelta allo Stato? Nelle prossime pagine analizzeremo le statistiche sui pensionati all’estero e cercheremo di capire in che modo il governo intende intervenire per porre un freno a questa tendenza.  

Pensionati all’estero: quanti sono e i Paesi più gettonati

Secondo gli ultimi dati aggiornati del rapporto “‘World wide Inps”, sono circa 400 mila gli anziani che vivono all’estero. La cifra peraltro è destinata ad aumentare: solo l’anno scorso a scegliere di trasferirsi fuori dall’Italia sono state oltre 5 mila persone (il 65% in più dell’anno precedente). Una scelta che pesa sulle casse dello Stato. Nel complesso l’ente previdenziale eroga annualmente all’estero circa 400 mila trattamenti pensionistici, in più di centocinquanta Paesi, per una spesa totale che va anche oltre il miliardo di euro. A fare i conti è il Presidente dell’Inps, Tito Boeri: “continuiamo a pagare ogni anno 200 milioni di euro di prestazioni assistenziali a pensionati che vivono in altri Paesi e che magari hanno un’assistenza di base. E’ un principio abbastanza strano, che altri Paesi non fanno ed è paradossale perché in Italia non ci sono strumenti contro la povertà e una rete di base proprio perché si dice non ci siano le risorse”. Delle pensioni pagate all’estero nel 2014, il 61% sono di vecchiaia o di anzianità, il 4% di invalidità e il 35% riservate ai superstiti. Ma quali sono i Paesi più gettonati dai pensionati all’estero? In prima fila troviamo le aree in cui, storicamente, si indirizzarono i flussi migratori dall’Italia, ovvero Stati Uniti e America Latina. Negli ultimi anni però assistiamo ad una riscoperta dell’Asia e in parte anche dell’Africa. Non mancano neppure i pensionati in fuga che restano però in Europa, soprattutto in Grecia o in Spagna del sud.

Stranieri e tasse: versano i contributi ma non avranno la pensione

E se i pensionati italiani che si trasferiscono all’estero sono “colpevoli” secondo Boeri di riscuotere la pensione (che è un loro pieno diritto!) e di spenderla fuori dal nostro Paese, l’altra faccia della medaglia è rappresentata dagli stranieri che lavorano in Italia. Gli immigrati spesso pagano regolarmente le tasse e versano i contributi ma non si fermano a lungo per riscuotere la pensione. Per la vecchiaia preferiscono, quando possibile, tornare in patria oppure, dopo qualche anno in Italia, cercano un Paese che possa offrirgli maggiori possibilità. Spesso la propaganda razzista ignora, o finge di ignorare, questo aspetto ma, stando alle stime dell’Inps, il “regalo” che questi lavoratori stranieri fanno alle casse dell’Erario è piuttosto consistente. Più nello specifico sono 198.430 (il 21% del totale) gli stranieri nati prima del 1949, con contribuzione Inps, che, pur avendo versato contributi per oltre 3 miliardi di euro, non hanno ad oggi ricevuto assegni previdenziali né rimborso della decontribuzione. E nel frattempo sono altri 4,2 milioni circa gli immigrati che hanno aperto posizioni contributive ma non hanno ancora maturato i requisiti di vecchiaia. Boeri ha spiegato che, negli ultimi anni, i versamenti di contributi degli stranieri si aggirano tra i 7 e gli 8 miliardi: anche considerando che “solo il 5% (rispetto al 21% riscontrato sui nati ante 1949) di questi contributi non desse luogo a prestazioni, si avrebbe un flusso di ree riding annuale di circa 375 milioni di euro”. La proposta del Presidente dell’Inps è quella di utilizzare queste entrate non tradotte in prestazioni per politiche di integrazione degli immigrati. Quante tasse pagano gli stranieri in Italia?

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