Pasticcio Inps: inviate migliaia di certificazioni uniche sbagliate

L’Inps sta inviando a pensionati e assicurati migliaia di certificazioni uniche rettificate. I contribuenti dovranno ripresentare il 730.

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Brutte sorprese in arrivo per pensionati e assicurati Inps. L’istituto di previdenza nazionale sta inviando migliaia di comunicazioni di rettifiche di certificazioni uniche (modello CU) relative al 2019. Lo scrive ItaliaOggi in un recente articolo.

Cosa significa questo? In pratica l’Inps ha commesso degli errori nella elaborazione dei documenti fiscali dei redditi dello scorso anno e ora sta notificando ai pensionati e ai contribuenti i CU corretti. Il che comporta, in molti casi, dover ripresentare anche la dichiarazione dei redditi 2019.

Si tratta di circa 620 mila certificazioni uniche in corso di notifica che interessano, sia i pensionati, che i disoccupati che hanno percepito la Naspi o lavoratori che hanno beneficiato della cassa integrazione.

Certificazioni uniche sbagliate

La maggior parte dei contribuenti dovrà quindi rettificare il modello 730 del 2020 già presentato onde evitare di subire sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Essendo però terminata la campagna fiscale di quest’anno, bisognerà ricorrere al modello Unico e rettificare gli importi già presentati sulla base delle nuove certificazioni uniche. La nuove certificazioni uniche che l’Inps sta inviando, infatti, annullano e sostituiscono quelle vecchie. Per cui i dati inseriti non sono più validi e il fisco non li riconoscerà

Per i contribuenti si tratta quindi, non solo di dover ripresentare la dichiarazione dei redditi sulla base della nuova certificazione Inps corretta, ma anche di dover sostenere ulteriori costi e disagi. La rettifica comporta infatti una spesa di 25 euro ed eventuali restituzioni di somme eventualmente e indebitamente percepite in fase di conguaglio ai fini Irpef in busta paga o sul cedolino pensione. Senza considerare l’onere da corrispondere ai Caf o ai commercialisti.

L’allarme di Caf e commercialisti

Caf e commercialisti sono già in preallarme.

Un po’ per via del periodo festivo e un po’ per il fatto che la crisi pandemica mette tutti in difficoltà. Dover riaprire pratiche già archiviate rifacendo i conti di migliaia di persone comporterà sicuramente dispendio di energie e difficoltà enormi.

Viene poi da pensare se l’errore non poteva essere sanato prima. Perché arrivare a fine anno 2020 a rettificare le certificazioni uniche del 2019 quando l’Inps aveva tutto il tempo per farlo nei termini della presentazione della dichiarazione dei redditi? Perché costringere i contribuenti a doversi sobbarcare spese di rettifica e disagi ulteriori per ripresentare le dichiarazioni?

In attesa di un intervento del governo

Molti contribuenti hanno già fatto sapere sui social che non intendono in alcun modo rimettersi in moto per rettificare i modelli 730. Preferiscono aspettare che sia l’Agenzia delle Entrate a fare i dovuti ricalcoli e poi eventualmente pagare le sanzioni.

Sul piede di guerra anche i sindacati che puntano il dito sulla disorganizzazione dell’Inps. A questo punto non è detto che il governo non intervenga all’ultimo istante disponendo che le rettifiche siano fatte d’ufficio senza ulteriori oneri a carico del contribuente. Salvo la restituzione a conguaglio di imposte non dovute per il 2019.

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