Partite Iva false: un contrasto difficile da applicare

Pochi ispettori e tanti abusi da controllare: ecco come il contrasto alle partite Iva fasulle sbandierato dalla Fornero rischi di essere solo un bellissimo slogan, come Salva Italia, Crescita Italia, etc etc...

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Pochi ispettori e tanti abusi da controllare: ecco come il contrasto alle partite Iva fasulle sbandierato dalla Fornero rischi di essere solo un bellissimo slogan, come Salva Italia, Crescita Italia, etc etc...

Giro di vite in materia di partite iva fasulle, con il varo venerdì scorso del disegno di legge di riforma  del lavoro proposto dal Governo. Infatti in base a quanto stabilito dalle norme contenute nella bozza di ddl le partite iva che assicurano al lavoratore oltre il 75 per cento del reddito, di durata superiore a sei mesi in una anno e con una postazione fissa presso il committente verranno commutate in rapporti di lavoro subordinati con la possibilità di recuperare i contributi persi (False Partite Iva: arriva la stretta). 

 

Partite Iva in Italia: numero superiori a ogni media

Il contrasto alle partite iva fasulle parte da un triste primato, visto che il numero dei lavoratori autonomi in Italia non ha eguali all’interno della Comunità europea.  Le partite iva nel nostro paese, secondo il centro studi Datagiovani sull’archivio Eurostat, sono oltre 3,5 milioni, ed in particolare i lavoratori autonomi sotto i 40 anni sono 1,4 milioni, un dato che risulta essere il doppio rispetto alla media europea. Tale dato risulta quindi un’anomalia del nostro paese e pertanto si avvierà una campagna di controlli nell’ambito dei contratti mascherati soprattutto nell’ambito delle partite iva, ma anche per quanto riguarda gli stage, i contratti di collaborazione, l’associazione in partecipazione, i contratti a tempo determinato, part time, cocopro, lavoro accessorio e apprendistato.

Altro dato significativo è anche il fatto che, sebbene a causa della crisi a partire dal 2008 le partite iva siano diminuite di numero, la riduzione in termini percentuali è minore rispetto alla flessione subita dai dipendenti. Segno questo che il lavoro autonomo è sempre in auge, ed anche la crisi economica degli ultimi anni ha solo scalfito l’appeal degli italiani verso questo tipo di contratto.

Occorre comunque rilevare che la voglia di mettersi in proprio negli altri paesi europei inizia dai 40 anni in su, mentre in Italia anche i lavoratori alle prime armi scelgono la strada dell’indipendenza. Questo è sicuramente un campanello d’allarme per quanto riguarda corrette politiche di crescita da attuare nel nostro paese, visto che occorre vagliare in maniera accurata in quali casi la partita iva nasconda un altro tipo di rapporto contrattuale. Anche perché una recente indagine, condotta da euro barometro, ha messo in luce come in Italia i giovani sino ai 35 anni presentano una propensione al rischio ed all’avvio di iniziative imprenditoriali molto inferiore rispetto alla media europea.

 

Controlli partite Iva: pochi ispettori sul campo

Pertanto occorrerà una seria azione di controllo sulle posizioni iva in grado di evidenziare in quali casi vi siano azioni illecite. Un dato da cui partire potrebbe essere proprio quello che i liberi professionisti sotto i 35 anni che presentano un unico committente sono circa il 18 per cento del totale. Naturalmente dati come questo sono solo degli indizi, ed occorrerà l’azione degli ispettori per accertare un effettivo utilizzo distorto del contratto di lavoro. Tuttavia alcuni addetti ai lavori mettono in guardia sulle difficoltà che incontreranno i funzionari nell’appurare se una partita iva sia fasulla o meno, anche in virtù dello scarso numero di ispettori rispetto al numero di micro imprese attive nel settore terziario.

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