Partita IVA, tutto sul nuovo regime forfetario dei minimi 2015

I soggetti ammessi, quelli esclusi, le condizioni per l'accesso, le semplificazioni: mini guida sul nuovo regime forfetario dei minimi

di , pubblicato il
I soggetti ammessi, quelli esclusi, le condizioni per l'accesso, le semplificazioni: mini guida sul nuovo regime forfetario dei minimi

Il nuovo regime dei contribuenti minimi con partita IVA, introdotto dalla legge di stabilità, sarà in vigore dal 1 gennaio 2015. Tutto sui soggetti beneficiari, i requisiti per l’accesso, l’aliquota da applicare e la durata.

Regime minimi 2015: la novità dal 1 gennaio

Approvato dalla legge di stabilità 2015, il nuovo regime forfetario dei minimi farà il suo ingresso dal 1 gennaio 2015.  Intanto è corsa per l’apertura della partita IVA con il regime attuale, che presenta maggiori vantaggi rispetto a quello che entrerà in vigore fra poco. APPROFONDISCI Apertura partita IVA nei minimi: guida al regime agevolato 2014

Regime forfetario minimi 2015: i requisiti

Si legge nella manovra che i contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni applicano il regime forfetario  se nell’anno precedente:

  •  hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori ai limiti indicati nell’allegato n. 4 annesso alla presente legge, diversi a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata;
  •  hanno sostenuto spese per un ammontare complessivamente non superiore ad euro 5.000 lordi per lavoro accessorio di cui all’articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, per lavoratori dipendenti, collaboratori di cui all’articolo 50, comma 1, lettere c) e cbis), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, anche assunti secondo la modalità riconducibile a un progetto ai sensi degli articoli 61 e seguenti del citato decreto legislativo n. 276 del 2003, e successive modificazioni, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati di cui all’articolo 53, comma 2, lettera c), e le spese per prestazioni di lavoro di cui all’articolo 60 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n.
    917 del 1986, e successive modificazioni;
  •  il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali alla chiusura dell’esercizio non supera 20.000 euro. Ai fini del calcolo del predetto limite:

1) per i beni in locazione finanziaria rileva il costo sostenuto dal concedente; 2) per i beni in locazione, noleggio e comodato rileva il valore normale dei medesimi determinato ai sensi dell’articolo 9 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive modificazioni; 3) i beni, detenuti in regime di impresa o arte e professione, utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, dell’arte o professione e per l’uso personale o familiare del contribuente, concorrono nella misura del 50 per cento; 4) non rilevano i beni il cui costo unitario non è superiore ai limiti di cui agli articoli 54, comma 2, secondo periodo, e 102, comma 5, del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive modificazioni; 5) non rilevano i beni immobili, comunque acquisiti, utilizzati per l’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione;

  •  i redditi conseguiti nell’attività d’impresa, dell’arte o della professione sono in misura prevalente rispetto a quelli eventualmente percepiti come redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 971; la verifica della suddetta prevalenza non è, comunque, rilevante se il rapporto di lavoro è cessato o la somma dei redditi d’impresa, dell’arte o professione e di lavoro dipendente o assimilato non eccede l’importo di 20.000 euro.

Ai fini dell’individuazione del limite dei ricavi e dei compensi, per l’accesso al regime dei minimi 2015 non rilevano i ricavi e i compensi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore e nel caso di esercizio contemporaneo di attività contraddistinte da differenti codici ATECO, si assume il limite più elevato dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate.

Regime forfetario: gli esclusi

Non possono avvalersi del regime forfetario:

  • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’imposta sul valore aggiunto o di regimi forfetari di determinazione del reddito;
  • i soggetti non residenti, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75 per cento del reddito complessivamente prodotto;
  •  i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi
  • gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone o associazioni ovvero a società a responsabilità limitata.

IVA e studi di settore

I  contribuenti minimi che applicano il regime forfetario sono esonerati dal versamento dell’imposta sul valore aggiunto e da tutti gli altri obblighi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, ad eccezione degli obblighi di numerazione e di conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali, di certificazione dei corrispettivi e di conservazione dei relativi documenti. Resta fermo l’esonero dall’obbligo di certificazione. I nuovi minimi tra l’altro sono esclusi dall’applicazione degli studi di settore. I contribuenti che applicano il regime forfetario possono optare inoltre per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sul reddito nei modi ordinari. L’opzione, valida per almeno un triennio, è comunicata con la prima dichiarazione annuale da presentare successivamente alla scelta operata. Trascorso il periodo minimo di permanenza nel regime ordinario, l’opzione resta valida per ciascun anno successivo, fino a quando permane la concreta applicazione della scelta operata.

Riduzione reddito 1/3: quando opera

La legge di stabilità 2015 prevede inoltre che, al fine di favorire l’avvio di nuove attività, per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i due successivi, il reddito è ridotto di un terzo, a condizione che:

  •  il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività di cui al comma 55, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  •  l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente quello di riconoscimento del predetto beneficio, non sia superiore ai limiti di cui al comma 55

Cessazione regime forfetario

Il nuovo regime forfetario cessa di avere applicazione a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno taluna delle condizioni di accesso ( vedi sopra), ovvero i nuovi minimi rientrano nei contribuenti esclusi.

Regime minimi 2015: non conviene, parola di Premier

Un regime che non sembra del tutto favorevole. A confermalo lo stesso Matteo Renzi che ha annunciato nei prossimi mesi un provvedimento ad hoc sul mondo dei giovani professionisti. “Un intervento correttivo sulle partite Iva è sacrosanto e me ne assumo la responsabilità” – ha detto il Premier,  aggiungendo che “la legge di stabilità ha dei limiti e di questo ne sono consapevole io per primo. Però non è tutta da buttare (.) si tratta comunque di una legge di stabilità assolutamente innovativa. Sulle partite Iva c’è un effetto che fa molto arrabbiare nella suddivisione di questi soldi in più. Artigiani e commercianti sono un po’ aiutati mentre per i giovani avvocati e giovani architetti aumenta il peso” previdenziale.

Argomenti: