Partita IVA: il regime forfettario conviene sempre?

Anche se i redditi da partita IVA non sono altissimi non è detto che il regime forfettario sia sempre il più conveniente: ecco quando bisognerebbe considerare altre soluzioni

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Anche se i redditi da partita IVA non sono altissimi non è detto che il regime forfettario sia sempre il più conveniente: ecco quando bisognerebbe considerare altre soluzioni

Un lavoratore autonomo o professionista che guadagna poco ha sicuramente convenienza ad aprire la partita IVA nel regime forfettario (ovvero quello agevolato che ha sostituito i minimi)? Dipende. In linea di massima questo è sicuramente vero perché si gode di diversi vantaggi fiscali.

Ma la cosa non è del tutto scontata. Bisogna infatti considerare che non si può scaricare nulla dalle tasse.

Forfettario, vantaggi per la partita IVA

A tirare le somme dando una mano a chi deve aprire una partita IVA ed è confuso sul da farsi è Anna Soru, presidente di Acta (l’associazione dei freelance), che ha spiegato per grandi linee: ““Se si intende accedere al regime forfettario del 15% bisogna farsi bene i conti, visto che la convenienza sarà più elevata solo se si tratta di una nuova attività (con l’aliquota 5%), si ha un fatturato vicino al massimale consentito, non si hanno oneri deducibili e detraibili (spese mediche, mutuo o polizze  da scaricare nella dichiarazione dei redditi) o si ha un’attività aggiuntiva da dipendente o pensionato visto che questa parte di reddito autonomo non farà cumulo con l’altro”.

Altro elemento che lascia perplessi riguarda la forfettizzazione dei costi. Semplificando al massimo le procedure fiscali si genera un paradosso perché “si elimina un importante strumento di contrasto all’evasione fiscale, perché non sarà necessario portare prova degli acquisti e si disincentivano gli investimenti, inclusi quelli in formazione, perché non comporteranno alcun vantaggio fiscale non potendoli detrarre”.

Infine, rispetto al vecchio regime dei minimi, il forfettario non prevede limiti di tempo. Sarà sufficiente, quindi, rispettare i criteri di accesso e di calcolo del reddito imponibile per poter continuare ad avere accesso ai vantaggi fiscali per sempre. Ma anche questo, che sembra un aspetto positivo, nasconde un lato buio: se per certi versi infatti è un fattore positivo per evitare, come accaduto con gli altri regimi agevolati, di vedersi tagliati fuori senza una rete di sicurezza nel caso di sforamento del tetto, dall’altro verso si rischia di non creare benefici per i professionisti, che in questo modo non sono stimolati a crescere nella loro attività. Di questo avviso la presidente di Acta che ha giudicato assurdo “cercare di aiutare le partite Iva più deboli facilitando solo la sopravvivenza dell’attività, ma senza studiarne le prospettive di sviluppo”.

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