Partita IVA, il Covid-19 fa paura: si può aprire ancora?

Il MEF ha pubblicato i dati ufficiale sul numero di nuove partite IVA aperte nei primi tre mesi del 2020 confrontandoli con quelli dello stesso periodo dello scorso anno

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Il MEF ha pubblicato i dati ufficiale sul numero di nuove partite IVA aperte nei primi tre mesi del 2020 confrontandoli con quelli dello stesso periodo dello scorso anno

Nel solo mese di marzo 2020 è stato registrato un calo di aperture delle partite IVA pari al 50% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. E’ uno dei dati più preoccupanti che emerge dall’osservatorio pubblicato dal MEF l’11 maggio scorso e che rispecchia in pieno gli effetti dell’emergenza sanitaria (ed economica) legata al Covid-19. Nel comunicato è evidenziato sin dalle prime righe anche che, tra gennaio e febbraio di quest’anno, c’è stata una contrazione dell’8% delle aperture di nuove attività dovuta principalmente alla diminuzione di avviamenti in regime forfetario rispetto al notevole incremento riscontrato, invece, nei primi mesi del 2019 grazie all’innalzamento del limite di ricavi a 65.000 euro (dal 1° gennaio 2020  sono circa 81.779 i soggetti che hanno aderito al regime di favore).

La ripartizione dei dati: aumentano i liberi professionisti

In termini statistici, il maggior numero di partite IVA aperte in questi primi mesi è quello delle ditte individuali (circa il 76,1%). A seguire le società di capitali (18,6%) e le società di persone (3,6%). La quota residuale è quella dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” che rappresenta complessivamente l’1,6% del totale delle nuove aperture. Mettendo a confronto i dati con quelli dello stesso periodo dello scorso anno, tuttavia, tutte le forme giuridiche hanno accusato consistenti cali di aperture (-17,1% delle società di persone; -20,7% delle persone fisiche; -2,9% delle società di capitali). In controtendenza, invece, i soggetti non residenti, che continuano a registrare un notevole aumento (ed in particolare nel commercio elettronico). Se ci si riferisce poi alla ripartizione territoriale, la maggiore concentrazione delle nuove partite IVA è al nord con il 42,5% sul complessivo. Sul secondo gradino ci sono il Sud e le isole (33%) e su quello più basso il Centro (con il 21,5%).

Infine, guardando il settore produttivo, dal comunicato risulta che la maggioranza delle nuove partite IVA riguarda le attività professionali (19,7% del totale), seguito dal commercio con il 17,1% e dalle costruzioni (9,7%). Al riguardo, rispetto al primo trimestre del 2019, tra i settori principali, la maggiore flessione di aperture si è avuta nelle attività di intrattenimento (in marzo con un – 63,9%),  la meno sensibile, invece, nella sanità (-10,5%).

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