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Partita IVA 2017: quanto si paga veramente per tenerla aperta?

Partita IVA 2017, dall'apertura alla gestione per mantenerla aperta. Ecco che cosa sapere e quali sono le differenze in base al tipo di lavoro e agli introiti dichiarati.

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Partita IVA 2017, dall'apertura alla gestione per mantenerla aperta. Ecco che cosa sapere e quali sono le differenze in base al tipo di lavoro e agli introiti dichiarati.

Stanco del lavoro dipendente? Sempre più italiani sognano di lavorare a partita IVA e molti lo fanno. Ma in alcuni casi la paura dei costi da sostenere e dei rischi connessi rappresenta un freno. In questo senso la disinformazione non aiuta.

Aprire una partita IVA: costi reali e un luogo comune da smontare

Molti sono convinti che bisogna pagare per aprire una partita IVA. Detto così non è corretto. L’apertura della Partita IVA infatti è gratuita.
I costi sono successivi, per mantenerla aperta e variano in base alla professione svolta, agli introiti dichiarati e anche al tipo di partita IVA per cui si opta. Ecco tutte le alternative e che cosa c’è da sapere.

Obblighi partita IVA: cosa include il costo del commercialista

Una delle prime spese che sostiene chi apre una partita IVA è quella per l’onorario del commercialista.

Gli obblighi a cui questo adempie includono:
• presentazione della dichiarazione dei redditi annuale, anche se non è stato fatturato nulla;
• tenuta della contabilità;
• iscrizione presso una cassa di previdenza e versamento dei contributi previdenziali (con esclusione dei professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps che non hanno fatturato);
• iscrizione alla Cciaa o ad eventuali Albi o elenchi, col conseguente pagamento dei diritti e delle tasse annuali.

Partita IVA con gestione separata o regime forfettario: differenze rispetto ai professionisti

Non tutti i titolari di partita IVA sono professionisti iscritti all’albo. Oggi più che mai il lavoro autonomo include forme eterogenee e border line. Ricordiamo in primis che sotto una certa soglia si può evitare di aprire la partita IVA e lavorare con ritenuta d’acconto. Lo step successivo è quello del regime forfettario, ex minimi, di cui più volte abbiamo visto i vantaggi in termini di semplificazione e tasse.

Per approfondire ti rimandiamo alla guida al Forfettario con tutte le condizioni fiscali della partita IVA agevolata.

In questa sede, invece, vogliamo analizzare le differenze tra partita IVA professionisti e iscritti alla gestione separata Inps. Questi ultimi sono lavoratori autonomi che si occupano di un’attività che non prevede iscrizione ad alcuna cassa o albo.

Per questi ultimi è prevista un’aliquota proporzionale al reddito (oggi fissata al 25,72% ma con imminente scatto al 26,23%). Il primo anno dall’apertura della partita IVA si versano gli acconti sui contributi, quello successivo il saldo (con scadenza coincidente con quella del saldo Irpef al 30 giugno) e il seguente acconto. I contributi versati, vale la pena ricordarlo, sono sempre deducibili dal reddito (questo vale anche per il forfettario).

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